A Tor Tre Teste l'acqua entra nelle case, ma le risposte non entrano mai. In Via Luigi Gadola 24, in un complesso di alloggi comunali, le infiltrazioni continuano a peggiorare con ogni ondata di maltempo, trasformando appartamenti e pianerottoli in un bollettino permanente di emergenza: soffitti che gocciolano, muri impregnati, muffa che si allarga e ambienti sempre meno vivibili. Il dato più grave è che non si tratta di un episodio isolato: anche altri inquilini della palazzina dichiarano di essere costretti a subire lo stesso immobilismo, tra segnalazioni che si accumulano e interventi che non arrivano. Nel frattempo, il rimpallo di competenze e le comunicazioni vaghe diventano l'alibi perfetto per lasciare tutto com'è, mentre i danni aumentano e la qualità della vita crolla. Dentro questo scenario, spicca una vicenda che rende ancora più inaccettabile il silenzio istituzionale: dal mese di maggio un'affittuaria dell'appartamento comunale in Via Luigi Gadola 24, invalida al 100%, ha chiesto ripetutamente sopralluoghi e il rifacimento necessario per eliminare infiltrazioni e criticità. Richieste reiterate, solleciti, attese: ma senza un riscontro concreto, senza tempi certi, senza un intervento risolutivo, mentre la situazione resta lì, inchiodata come se fosse “normale” convivere con l'umidità e con l'acqua in casa. La realtà è semplice e brutale: la manutenzione non è un favore, è un dovere. E quando la manutenzione viene rinviata per mesi, la conseguenza non è solo il disagio: è il rischio sanitario (muffe e umidità persistenti), il rischio per la sicurezza degli ambienti e l'aumento dei costi pubblici futuri, perché più si aspetta e più il ripristino diventa oneroso. Ora i residenti chiedono trasparenza e un cronoprogramma verificabile: sopralluoghi veri, atti tracciabili, lavori eseguiti e collaudati. Perché la domanda che rimbalza tra le scale e gli appartamenti di Via Luigi Gadola 24 è sempre la stessa: quanta acqua deve ancora cadere, prima che il Comune smetta di restare fermo?