Se non la si fa in un caso come questo, quando mai si dovrebbe costituire una Commissione d'inchiesta? Hanno avuto un gran merito i quotidiani del nostro gruppo editoriale (Giornale, Libero, Tempo) nel sollevare e tenere vivo il caso-Bellavia/Report. Diciamocelo: si mette male per quelli che potremmo chiamare i “riduzionisti”, cioè coloro che cercano da giorni di ridimensionare la portata della faccenda. 1.Il dottor Bellavia è stato ed è consulente di numerose procure. Deteneva materiale riservato? Di che (e di chi) si tratta? 2. Contemporaneamente, il dottor Bellavia era ed è consulente della trasmissione Report. In forma diretta o indiretta, Bellavia ha messo a disposizione del programma materiale sensibile e riservato? 3. C'è stato un intreccio anomalo tra inchieste giudiziarie e indagini televisive? 4. A che titolo esistevano dossier e file su personalità politiche e non? 5. Quale materiale è stato sottratto a Bellavia da un'ex collaboratrice? 6. Come fanno alcuni (par di capire, lo stesso conduttore di Report Sigfrido Ranucci) a sostenere che il materiale sottratto non sia sensibile o rilevante? 7. Esiste un “mercato” delle informazioni sensibili su persone politicamente esposte e su pezzi di mondo imprenditoriale? 8. Tutto ciò come si concilia con le norme vigenti e il sacrosanto diritto alla privacy? 9. C'è o no un rischio di “pesca a strascico”, e cioè che – una volta fissati alcuni bersagli – si sia raccolto materiale per innescare potenzialmente un'inchiesta giudiziaria, o per danneggiare indirettamente delle persone, o per “sputtanarle”a mezzo stampa, o comunque per tenerle oggettivamente sotto tiro? 10. Immaginate cosa sarebbe accaduto se le vittime di questa operazione fossero stati i leader della sinistra, con il coinvolgimento di un quotidiano o una trasmissione “di destra”. Si parlerebbe già di una nuova P2, di un piano eversivo, di un avvelenamento della vita democratica nazionale. E invece stavolta si cerca di fischiettare e distrarre gli italiani.