"Sciopero contro il governo". La mobilitazione flop dei taxi: spaccatura tra sigle

Domani dalle 8 alle 22 si terrà uno sciopero nazionale dei tassisti, proclamato da una ventina di sigle sindacali che chiedono al governo di intervenire per regolamentare l'utilizzo delle piattaforme di prenotazione online gestite da gruppi multinazionali e di approvare una legge di riordino del settore. La protesta presenta però spaccature nel fronte sindacale, con l'Unione Radiotaxi d'Italia e il consorzio itTaxi che non aderiranno allo sciopero. In diverse città sono previsti presidi davanti alle prefetture. A Roma è annunciata una manifestazione con un corteo di 50 auto bianche dall'aeroporto fino alla Bocca della Verità, seguito da un concentramento a piazza Capranica. Lo stop chiede “un reale contrasto ai fenomeni di abusivismo presenti nel settore e una seria disciplina delle piattaforme di intermediazione digitale di proprietà di grandi gruppi multinazionali e dei loro algoritmi”, spiegano le sigle promotrici, tra cui Filt Cgil, Ugl Taxi, Usb Taxi e Uil Trasporti Taxi. “Non è uno sciopero contro un ministro o contro il Parlamento, ma contro il governo, a cui chiediamo il rispetto degli impegni presi a difesa del servizio pubblico”, afferma Nicola Di Giacobbe della Filt Cgil, sottolineando la necessità di distinguere chiaramente tra tassisti e noleggiatori con conducente. Di parere opposto l'Unione Radiotaxi d'Italia e itTaxi, che hanno deciso di non partecipare alla mobilitazione. “Le rassicurazioni degli onorevoli Deidda e Ruspandini ci convincono a proseguire sulla via del dialogo”, commenta Loreno Bittarelli, presidente di URI e itTaxi. “Chi promuove questa astensione dovrebbe protestare contro se stesso: sono le stesse sigle che nel 2019 ottennero modifiche alla legge quadro, generando un vuoto regolatorio ed effetti disastrosi”, aggiunge.