Tra Zaia e Martella. Valzer per il nuovo sindaco di Venezia

Chi sarà il prossimo doge? Da un anno a Venezia la chiamano “la stagione buona” – o almeno il centrosinistra, che così ha ribattezzato la larghissima coalizione intenta a riconquistare la città lagunare per il dopo-Brugnaro . Tirerebbe aria nuova, insomma. E il candidato sindaco indicato al tavolo delle trattative sembra ormai Andrea Martella: senatore, segretario regionale del Pd in Veneto . Un profilo di sicura esperienza amministrativa, ma anche “un uomo di partito”, dicono gli scettici: calato dall’alto, senza primarie, e non è nemmeno veneziano (è nato a Portogruaro). Eppure l’opzione resta calda e concreta: in questi giorni i dem consulteranno la base sul territorio e gli altri partiti – dal M5s alle liste civiche – scioglieranno le riserve sull’appoggio a Martella. Se tutto andrà liscio, la fumata bianca potrebbe arrivare già in settimana. Ma è un se mica da poco. Le regionali – Venezia unica roccaforte rossa in terra leghista – hanno riacceso gli entusiasmi: la partita è aperta. Molti esponenti locali, dentro e soprattutto fuori dal Pd, temono però che la candidatura di Martella sia debole e strumentalizzabile agli occhi degli elettori. Lo spettro è quello del “Baretta bis”, il vecchio militante mandato al macello – cioè alle urne nel 2020 – come estremo rimedio, poi diventato assessore al Bilancio. Ma a Napoli: le vie dei dem sono infinite, e i veneziani hanno memoria lunga. E’ vero che sulla giunta Brugnaro pende il caos dell’inchiesta Palude, ma gli strascichi dello scandalo Mose che consegnarono la città al centrodestra scottano ancora. Non è un caso se negli altri capoluoghi veneti la sinistra ha vinto sempre grazie alla formula atipica : un civico-calciatore (Tommasi a Verona), un imprenditore (Giordani a Padova), un giovanissimo (sia pure del Pd, Possamai a Vicenza). Insomma, la benedizione di partito è un rischio. Eppure il blocco progressista ha tutte le intenzioni di andare avanti, senza aspettare gli avversari. Già, e dall’altra parte? Specularmente, il dato delle regionali spaventa. Per logiche romane il candidato spetterebbe a FdI: cioè a Raffaele Speranzon, che però in città non gode di particolare popolarità. Scalpita dunque Simone Venturini, assessore-delfino di Brugnaro, che sta facendo di tutto per proporsi come civico moderato – nonostante i trascorsi nell’Udc di Ugo Bergamo e l’intesa con Stefani e i meloniani. In ogni caso, così non ci sarebbe alcuna garanzia di vittoria. La soluzione? Quella che spazzerebbe via tutte le altre: Luca Zaia . Il doge dal Veneto a Venezia. Il suo futuro è un rebus, spaccato fra territorio e capitale. L’ex governatore è affascinato dalla laguna , è affezionato ai suoi luoghi, sa che una piazza del genere potrebbe garantirgli prestigio internazionale e tenerlo politicamente libero. L’alternativa sarebbe guidare la campagna elettorale della Lega nel 2027 , per poi ottenere un ruolo di primissimo piano: un ministero chiave o la presidenza di una delle due camere. Chi gli è vicino, racconta che Zaia va ripetendo questo: “Valuterò in base a dove potrei essere più utile ai veneti” . Ci pensa. Nei prossimi giorni incontrerà Salvini. E allora ne sapremo di più. Ma se la scelta ricadrà su Venezia, fine dei giochi. Lo sa anche il Pd.