Il sindaco si dimette e l'eterno De Luca pronto a riprendersi Salerno

Lo sceriffo torna a casa. Non è il titolo di una pellicola western, ma l'ex governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che rientra nella sua amata Salerno. L'attuale sindaco Vincenzo Napoli si dimette e, nei fatti, apparecchia la tavola per il ritorno dello storico primo cittadino. Se non lo avesse fatto si sarebbe dovuto votare nel 2027. Con questa decisione, al contrario, i cittadini saranno chiamati alle urne in primavera, probabilmente tra maggio e giugno. Non ci saranno, quindi, interregni, in grado di consentire agli avversari della destra o alle poche minoranze interne, qualora ce ne fossero ancora, di riorganizzarsi. Una staffetta quasi scontata, considerando che l'attuale fascia tricolore è già stata a capo della segreteria di chi, a quelle latitudini, è l'unico “monarca di Palazzo di Città”. Non passa, infatti, neanche un giorno dal ritorno da Napoli che il leader locale della sinistra incontra associazioni, inaugura negozi e visita cantieri. Dicono i ben informati che ha già strigliato gli uomini e le donne della polizia municipale. L'obiettivo è far partire quell'invincibile macchina da guerra per cui solo con il veterano De Luca si può garantire una città sicura e moderna. A tal proposito, inaugurata già una mega sede nel centro storico. Tutti sono certi del quinto mandato di re Vincenzo. Il primo, d'altronde, era stato nell'ormai lontano 1993, quando la Schlein ancora doveva essere pensata nelle chat dem. Ecco perché chi pensava che il tempo dei lanciafiamme e delle fritture di pesce era arrivato al termine con l'ascesa di Fico dovrà immediatamente ricredersi. A parte la segreteria regionale del Pd, bottino minimo per chi è stato determinante nell'ultima contesa, lo sceriffo non solo piazza il braccio destro Fulvio Bonavitacola, che tutti volevano silurare, nell'esecutivo di Robertone (con la pesantissima delega a sviluppo e attività produttive), ma si riprende subito quell'inespugnabile fortino, determinante per la sua ascesa politica. Il piano è controllare, a menadito, il feudo. Così non c'è 5 Stelle o Manfredi che tenga. Il regno di Napoli, in questo particolare caso, deve finire alle pendici del Vesuvio. Nel resto della Campania, al contrario, tutto dovrà restare immutato, con un solo padrone, ovvero il simpaticone amministratore originario di Ruvo del Monte. Senza quest'ultimo nessuno può pensare né di guidare la Regione, né di prendersi il Nazareno, partendo dal Mezzogiorno. Un assist che consente a Elly di bloccare, sin dal principio, la marcia di quel rettore che dal capoluogo partenopeo immagina di prendersi la sinistra? Probabilmente! Una cosa è certa, senza l'apporto dell'eterno De Luca, tra le file progressiste, non si può neanche iniziare a giocare.