Crans-Montana, amicizie ed equilibri politici: inchiesta sui Moretti, viene giù tutto

La parola tecnica è “ copinage ”, ovverosia familismo. Libero lo ha scritto fin dal primo giorno: la gestione delle conseguenze del rogo di Crans-Montana da parte del Canton Vallese, sia dal punto di vista delle istituzioni politiche sia da quello della magistratura, è quanto meno nebulosa. Le fiamme che hanno bruciato Le Constellation hanno generato una coltre di fumo che si fa sempre più fitta, e contrasta con il candore della neve che ha coperto la cittadina svizzera. Sono diversi gli indizi che legittimano quello che il quotidiano elvetico Nzz ha definito “il comprensibile scetticismo degli italiani”, non solo sulla macchina dei soccorsi svizzeri ma soprattutto sulle modalità con cui il Vallese si sta preparando a rendere giustizia alle vittime. Proviamo ad elencarli. Innanzitutto c’è l’intimidazione di cui i giornalisti italiani inviati sul posto sono stati e continuano a essere vittime. «Se vi avvicinate al sindaco, lo fate a vostro rischio e pericolo », è stato intimato da alcuni funzionari del Comune di Crans ai giornalisti Rai che volevano intervistarlo, alludendo - è auspicabile in questo comunque disdicevole siparietto - a eventuali querele e nulla più. Un episodio che ricorda, nella sua brutalità, quello ben più grave di cui è stata vittima sempre una troupe Rai nei giorni scorsi, quando si è avvicinata a uno degli altri locali gestiti dai coniugi Moretti ed è stata allontanata in malo modo da parte di alcuni membri del clan della coppia. Che si ravvisi una similitudine tra i comportamenti dei pasdaran delle autorità locali e quelli dei gestori de Le Constellation è piuttosto inquietante. Beffarda è poi la circostanza che questo sia avvenuto all’indomani del licenziamento del responsabile della comunicazione del sindaco Nicolas Féraud , punito per la tragica conferenza stampa tenuta dal primo cittadino nei giorni successivi al massacro. Evidentemente i successori del povero Thierry Meyer non vogliono guai, e hanno deciso che la non trasparenza sarà la loro stella polare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45867675]] D’altronde, tante cose ci sarebbero da chiedere al signor Féraud, esponente del partito dei Popolari Radicali , al terzo mandato consecutivo nella cittadina montana. La prima sarebbe se sia un caso che ancora non sia stata aperta un’inchiesta su di lui e sull’amministrazione comunale, che pure ha ammesso candidamente che a Le Constellation non sono stati fatti controlli sulla sicurezza da sei anni, e che Beatrice Pilloud , la procuratrice che ha in mano l’inchiesta, appartenga al suo stesso partito, i Popolari Radicali, per l’appunto. Questa in Svizzera non è una circostanza secondaria. Nella Confederazione, infatti, non esiste un sistema gerarchico e centralizzato delle Procure, e la maggior parte dei pm lavora a livello cantonale. Nel Vallese in particolare, teatro della tragedia, il procuratore generale, che naturalmente gestisce le indagini senza ricevere ordini dal Consiglio Cantonale, è comunque nominato dalle istituzioni politiche cantonali, che ne decidono anche lo stipendio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45873000]] I sospetti relativi alla “timidezza” con cui procedono le indagini nei confronti delle autorità sono quindi quantomeno giustificati, e non è un caso se sono stati proprio gli avvocati svizzeri delle vittime del rogo di Crans a chiedere che venga nominato un procuratore straordinario che indaghi sulla tragedia, in sostituzione alla Procura di Sion. Per ora, la reazione di Pilloud è stata di sacrificare una sua collaboratrice, la pm Marie Gretillat, che aveva negato agli avvocati l’accesso agli atti investigativi, ma difficilmente questo basterà. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45867914]] Il Vallese, come il governo della Confederazione, è retto da una larga coalizione, composta da cinque partiti: oltre ai Popolari Radicali, che con due membri nel Consiglio su cinque sono la maggioranza, ci sono i conservatori dell’Udc, i democristiani del Pdc e i socialisti. Quanto successo nella notte di Capodanno potrebbe scardinare gli equilibri. Durissimo è stato l’intervento dell’ex ministra socialista Calmi Rey, originaria proprio di Crans e membro di una delle famiglie più in vista della comunità, la quale ha subito denunciato «errori e responsabilità che devono essere chiariti», alludendo anche ad «accordi segreti e legami tra politica e interessi personali che devono finire e sui quali l’indagine deve esprimersi». La domanda che tutti si fanno è se i Moretti, malgrado il passato inquietante e i precedenti penali di Jacques, abbiano potuto rilevare tre dei principali locali della città senza suscitare particolare attenzione né controlli in virtù della loro forza economica, o grazie a rapporti personali che hanno stretto sul posto. È quanto ha fatto balenare anche il fondatore dell’Udc ed ex consigliere federeale, il milionario Christoph Blocher, che ha parlato di vicenda «imbarazzante» e ha fatto allusioni su «fatti da chiarire». Anche in questo caso, la risposta dell’amministrazione comunale è stata quantomeno debole. Féraud ha lasciato il Comitato di organizzazione di Campionati del Mondo di sci che si terranno a Crans l’anno prossimo, sostenendo che «la gestione della situazione di crisi e la conduzione degli affari correnti del Comune assorbono tutte le energie del sindaco». Anche questa sembra una mossa suggerita dalla pressione confederale. I Popolari Radicali però non hanno mollato la poltrona, che è stata affidata al consigliere allo Sport Sebastian Rey, del medesimo schieramento del sindaco. Insomma, tutto viene gestito in “copinage”, se non in famiglia. Anche per questo non si nutrono molte speranze sul commissariamento della Procura di Sion, che non può essere disposto dalla Magistratura Federale, visto l’indipendenza cantonale dei pm. Pilloud dovrebbe quindi autocommissariarsi. Probabilmente accadrà, ma si teme che al suo posto arriverà qualcuno della medesima pasta. È il sistema Vallese, bellezza...