Un gioiello verde in mano ai disperati . Questa la realtà sulla quale ha risollevato il velo la storia della studentessa aggredita lunedì sera a Villa Borghese . Complice il degrado in cui versa, il parco cittadino è tornato a mostrarsi per quello che è: da una parte uno spazio simbolo della grande bellezza, in cui il patrimonio arboreo e quello architettonico convivono alla perfezione, e dall'altra una "terra" insicura , in cui ogni giorno trovano rifugio clochard e delinquenti. Per rendersene conto basta raggiungere viale Giorgio Washington , il luogo in cui la ragazza ha denunciato di essere stata avvicinata e colpita, e percorrere a piedi le principali arterie stradali che attraversano il polmone verde del quartiere Pinciano. Da viale Fiorello La Guardia a viale San Paolo del Brasile, ciò che balza subito agli occhi è che, tra gli alberi, sulle panchine o a ridosso delle strutture abbandonate del parco, bivaccano gruppi di senzatetto di diverse nazionalità. Tende, cartoni, materassi, vestiti e rifiuti di ogni genere sono stati accatastati quasi in ogni angolo di un tragitto che è, a tutti gli effetti, un itinerario del degrado. I giacigli di fortuna spuntano come funghi e le fontane diventano lavatoi per i senza fissa dimora. Per non parlare della cabina dell'Acea tra viale del Museo Borghese e via Pinciana, all'ombra e sul tetto della quale più di un disperato ha allestito la sua "dimora" e montato la tenda. Con tanto di bottiglie e fornelli improvvisati su cui cucinare qualche pasto. Una situazione che non fa che peggiorare nelle ore del pomeriggio, quando il sole inizia a tramontare. Lo raccontano le cronache: il buio resta la concausa principale delle aggressioni alle donne. Ed è un peccato che Villa Borghese, cuore della città e meta di turisti, non faccia eccezione. Passeggiando nell'area in cui la 21enne inglese ha riferito di essere stata travolta dalla furia di un uomo, probabilmente straniero, la sensazione è che, soprattutto di sera, il pericolo sia dietro l'angolo . Tanti sono stati i gridi di allarme lanciati negli anni da residenti e figure istituzionali. Ma la ferita fatica a rimarginarsi. E qualcuno, la prossima volta, potrebbe parlare di ennesima tragedia annunciata .