La storia di Stefano Esposito: “Sette anni e mezzo per la mia archiviazione. Indagine preordinata”

«Ho scontato una pena aspettando per sette anni e mezzo la mia assoluzione. La Corte Costituzionale ha parlato, cito testualmente, di un'indagine preordinata. Peraltro tirando dentro, e questo è una cosa che per me è un grande elemento di dispiacere, un mio amico imprenditore che è stato completamente rovinato, perché ovviamente da queste indagini è uscito con le aziende chiuse, con la sua attività andata in malora». Stefano Esposito, ex parlamentare del Pd, ripercorre la vicenda giudiziaria che gli ha portato via sette anni e mezzo di vita prima di esserne completamente scagionato. Era l'ottobre 2020 quando venne indagato per traffico di influenze illecite in un procedimento che ha visto 40 indagati coinvolti a diverso titolo nel processo che prese il nome di "Bigliettopoli". Nel dicembre 2024 il Gip di Roma dispone l'archiviazione. Cosa sarebbe cambiato se fosse già entrata in vigore la riforma della giustizia su cui si esprimeranno i cittadini il 22 e 23 marzo? «Io ho denunciato sia il pm che il gip, ma alla fine ha avuto giusto un buffetto perché è stato trasferito dal penale al civile e da Torino a Milano e gli hanno tolto un anno di anzianità che oggettivamente fa ridere. Qui c'è un pm che si trova con una sentenza della Corte Costituzionale che gli dice che ha preordinato l'indagine, il Csm che nel sanzionarlo parla del fatto che avrebbe utilizzato un escamotage per poter condurre questa indagine. In un paese normale, non sarebbe tra virgolette premiato mandandolo da Torino a Milano e passandolo dal penale al civile, mantenendo peraltro tutte le sue prerogative. È evidente che il Csm e il sistema disciplinare hanno qualche difficoltà ad andare d'accordo, ma c'è altro». Cioè? «In un sistema dove sono sganciate le carriere di pubblici ministeri e giudici, probabilmente il GIP avrebbe preso atto di quelle che erano le violazioni di quell'indagine e avrebbe fermato tutto risparmiandomi quattro anni di pena che poche non sono». Il fronte del No ripete che separare le carriere è inutile visto che ogni anno chi passa da pm a giudice e viceversa è una percentuale bassissima. «Separare le carriere significa l'accesso alla magistratura con concorsi distinti, evitare percorsi comuni durante il tirocinio, togliere completamente quella promiscuità che oggi è percepita da qualunque avvocato e imputato. È un rapporto amicale. Stanno nello stesso palazzo, hanno gli uffici uno di fianco all'altro, hanno fatto lo stesso concorso, hanno fatto il tirocinio insieme. È evidente che la differenza tra l'accusa e la difesa è sotto gli occhi di tutti». Ma che male c'è se giudice e pm si conoscono, l'importante è che poi in aula mantengano un comportamento professionale. O no? «Il giudice o è veramente terzo oppure salta il giusto processo. È come se l'arbitro durante una partita di calcio si togliesse la giacchetta nera e si mettesse la maglia di una delle due squadre. I tifosi non sarebbero contenti». Un'altra delle critiche è che in realtà il disegno di questa riforma è di portare il Pm sotto l'egida del governo. «È un'invenzione del fronte del No. Non c'è scritto da nessuna parte, anzi c'è scritto esattamente il contrario. L'autonomia della magistratura non è in discussione. Bisognerebbe che si mettessero d'accordo perché io ho fatto l'altro ieri un confronto col presidente dell'Anm Parodi che ha detto che questo tema non esiste». Si dovrebbe mettere d'accordo con chi? «Per esempio con Elly Schlein che invece utilizza questa argomentazione. Aggiungiamoci Luciano Violante che ci spiega che lui vota No perché i Pm diventerebbero dei super poliziotti. Allora come si faccia ad avere dei super poliziotti sottoposti al potere esecutivo io questo non l'ho capito». Ma allora perché opposizioni e Anm sono in allarme? «È che con il sorteggio viene meno la loro funzione anomala. Perché non dimentichiamoci che l'Anm è un'associazione privata. Viene meno la loro funzione di potere, di condizionamento delle elezioni nel Csm e così vengono meno tutte quelle cose che abbiamo visto a più riprese succedere. Che i procuratori capo, i procuratori generali vengono decisi con il bilancino delle correnti, viene meno il fatto che in questo paese qualunque magistrato può fare qualunque cosa e tanto non verrà mai punito. E quindi loro sono terrorizzati dal sorteggio e dall'Alta Corte perché intervengono sui due elementi di potere che l'Anm ha gestito finora». I critici della riforma evidenziano come ma da una parte c'è un sorteggio puro per scegliere i membri togati, mentre per i membri laici c'è un sorteggio che deriva da una lista precompilata dal Parlamento. «È allucinante che si ponga il tema perché il Parlamento è eletto dal popolo. Vogliamo paragonare l'Anm col Parlamento? Ma qua siamo impazziti, cioè il Parlamento ha una legittimità che gli arriva dal voto popolare, l'Anm da chi ce l'ha questa legittimazione?». C'è chi parla dell'Alta corte disciplinare come un tentativo della politica di vendicarsi sulla magistratura. «I 10.000 magistrati italiani non diventano magistrati per scelta di vita, è chiaro? Vincono un concorso pubblico, quindi sono dei dipendenti pubblici a cui viene affidato un potere enorme da gestire con grande attenzione. È possibile che in Italia esista un'unica categoria di lavoratori pubblici e privati che non corre rischi qualunque errore commetta? Loro vogliono mantenere questa impunità di fatto che è garantita dalla Csm spartito per correnti, ma in un paese civile chi sbaglia paga». Il Pd aveva la separazione delle carriere nel programma? Perché oggi vota No? Era così diversa la proposta dem da questa riforma? «Il Pd non è più il partito democratico che abbiamo fondato. Ormai è una cinghia di trasmissione secondaria dei grillini e dell'Anm. La sua cultura non è più riformista, ma populista. Il garantismo che era la base della nascita del Pd è stato completamente travolto da una cultura forcaiola che non ha nulla a che fare col garantismo. Non sono sorpreso che Schlein non abbia mai detto una parola o una frase che potesse avere a che fare con la cultura garantista e quindi se non sei garantista sei manettaro e naturalmente ti accompagni ai manettari. Con una battuta è partito democratico ed è arrivato grillino».