È fallito ieri pomeriggio, per mancanza all'ultimo momento del numero legale, il blitz alla Scuola superiore della magistratura per blindare al vertice dell'istituto, per i prossimi due anni, Silvana Sciarra, ex presidente della Corte Costituzionale voluta dal Partito democratico. Senza attendere il via libera del Csm, il Comitato direttivo della Scuola voleva disporre infatti l'immediato insediamento al suo interno di Mario Palazzi, attuale procuratore di Viterbo, al posto del giudice Roberto Peroni Ranchet, decaduto nelle scorse settimane a seguito di un ricorso amministrativo. Nelle intenzioni, Palazzi, toga progressista ed in questi giorni molto impegnato nella campagna per il No al referendum costituzionale, si sarebbe dovuto insediare nel direttivo della Scuola proprio alla vigilia del voto decisivo sulla riconferma di Sciarra. A contestare la procedura quanto meno «irrituale» erano stati i consiglieri del Csm Felice Giuffrè, Daniela Bianchini e Daniele Porena (FdI), Enrico Aimi (FI), oltre ai togati di Magistratura indipendente, il gruppo moderato dell'Anm, Edoardo Cilenti, Maria Luisa Mazzola ed Eligio Paolini, e all'indipendente Andrea Mirenda, che avevano chiesto l'apertura di una pratica per verificare la «correttezza» dell'insediamento, poi però naufragato. Il nodo riguardava la «posizione ordinamentale» del magistrato. Secondo i firmatari, Palazzi avrebbe assunto l'incarico prima che il Plenum del Csm deliberasse sul suo collocamento fuori ruolo o sull'eventuale esonero parziale dalle funzioni requirenti. Nella prassi consiliare, infatti, prima si definisce lo status giuridico e poi si entra in funzione. In questo caso, la sequenza si sarebbe rovesciata. Senza contare inoltre i profili di «opportunità»: difficile fare a tempo pieno sia il procuratore che sedere nel board della Scuola che si occupa di organizzare la formazione e l'aggiornamento professionale di 10mila magistrati con un bilancio a disposizione di decine di milioni di euro. La riconferma di Sciarra, senza il voto di Palazzi, non è affatto scontata. Da più parti, va detto, si sente la necessità di un cambio di passo dopo una egemonia progressista che si trascina da decenni. Prima di Sciarra, la presidenza era stata affidata a Valerio Onida, Gaetano Silvestri e Giorgio Lattanzi, tutti giuristi di centrosinistra. La riconferma della presidente, sostengono i consiglieri di centrodestra, consoliderebbe invece un assetto che definiscono «monocolore culturale». Nel confronto interno è stato richiamato anche il precedente della magistrata Loredana Nazzicone. Nel suo caso, relativo al rientro in ruolo alla Corte di Cassazione, la Terza Commissione si divise tra collocamento fuori ruolo pieno ed esonero parziale al 50 per cento. Il Plenum deliberò espressamente sulla soluzione da adottare prima che producesse effetti. Una sequenza formale che, secondo i firmatari della richiesta, in questo caso non sarebbe stata rispettata. «Non è intenzione fare polemiche con nessuno: vogliamo solo che i rapporti fra la Scuola ed il Csm siano improntati alla massima collaborazione istituzionale», hanno fanno sapere. La vicenda, ironia della sorte, è coincisa con l'inaugurazione ieri mattina dell'anno formativo a Napoli, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle massime autorità dello Stato. Mentre nei discorsi ufficiali si ribadiva il ruolo centrale della formazione nella «tutela dell'indipendenza della magistratura», dentro il Csm si apriva un nuovo fronte tra maggioranza progressista e opposizione consiliare di centrodestra. Ora comunque il Consiglio dovrà decidere se aprire formalmente la pratica richiesta e se riportare la questione in Commissione prima del voto definitivo sulla presidenza. La disputa è procedurale. Ma il conflitto è politico. E riguarda chi «orienta» la Scuola che forma le future toghe.