Il percorso dello sceicco Michele Emiliano per diventare consulente giuridico del monarca Antonio Decaro è diventato un vero bazar: a gennaio la giunta regionale ha inviato al Consiglio superiore della magistratura (Csm) la richiesta perché il magistrato barese ottenesse la collocazione “fuori ruolo”, retribuito (circa 120 mila euro all’anno) dalla Regione. La missiva, giunta alla prima commissione che si occupa di “autorizzazioni e informazioni relative ad incarichi extragiudiziari di qualsiasi tipo per i magistrati e di conferimento di incarichi speciali”, non è stata oggetto di alcuna valutazione: l’organismo l’ha sostanzialmente cassata, rimandandola all’esecutivo pugliese con un invito dettagliato a riscriverla. “ La domanda era sbagliata”, ha sintetizzato chi ha avuto modo di consultare il documento della giunta: la Regione Puglia avrebbe dovuto chiedere al Csm l’aspettativa per Emiliano, e invece il testo inviato non configurava questa soluzione ma “il fuori ruolo” (con l’erogazione dei pagamenti dal Ministero della Giustizia) . Ora si attende una nuova lettera della giunta al ministero, mentre il deputato dem Claudio Stefanazzi ha rilevato come l’ex governatore “sia stato abbandonato al suo destino” e ha criticato il Pd e il centrosinistra per “non essersene fatti carico”. Che fa attualmente Emiliano e soprattutto come si definirebbe il suo status? Una fonte vicina al dossier romano ha replicato al Foglio così: “Bella domanda…”. Dal 7 gennaio non è più un magistrato fuori ruolo e – con l’incarico di Decaro pubblico sul bollettino regionale – non è nemmeno (ancora) consulente. Di fatto è prigioniero di un vero bazar di intoppi giuridico-burocratici e, dicono i beninformati, anche sgambetti politici.