È una scena che colpisce per il suo paradosso. Un pusher della periferia milanese, ospite di “Dritto e Rovescio” su Rete4, rivendica il diritto alla cittadinanza come condizione per smettere di spacciare. Mimmo, così si fa chiamare, ha dichiarato senza mezzi termini: “Io continuerò a spacciare se lo Stato non mi darà un documento”. Le sue parole hanno immediatamente fatto il giro dei social, scatenando commenti di indignazione, preoccupazione e dibattito politico. La logica di Mimmo è chiara nella sua distorsione: non spaccia per avidità pura, sostiene, ma per frustrazione istituzionale. “Ci sono tanti lavori onesti che potrei fare… ma non lo faccio se non mi riconoscono con un documento da otto anni”, ha spiegato, rivendicando una sorta di diritto all'illegalità condizionato alla regolarizzazione. Le sue affermazioni, piene di termini forti e diretti, hanno fatto scandalo: “Come tutti gli altri ‘ne*ri', continueranno a spacciare se non li riconoscono con un documento. È il nostro diritto avere un ‘fot*uto' documento”. Tuttavia, al di là del linguaggio colorito, il messaggio principale non può essere frainteso: la mancanza di documenti non legittima l'illegalità. Lo spaccio di droga rimane un reato grave, che mette a rischio non solo chi lo pratica, ma anche la sicurezza dei cittadini e l'ordine pubblico. La testimonianza di Mimmo è la rappresentazione di una realtà complessa, dove difficoltà burocratiche e esclusione sociale si intrecciano con scelte criminali che non trovano giustificazione nella legge. Nel dialogo televisivo, Paolo Del Debbio ha cercato di mediare tra le difficoltà personali e il rispetto delle regole: “Il lavoro va cercato, va trovato, non è facile. Ma senza documenti, anche il percorso più regolare diventa quasi impossibile”, ha sottolineato, ricordando che l'assenza di riconoscimento istituzionale non può diventare un lasciapassare per violare la legge. Rogoredo, storicamente un'area problematica di Milano, diventa così uno specchio della tensione tra bisogno di integrazione, esclusione sociale e responsabilità individuale.