Lazio verso l'abisso

Resta la semifinale di Coppa Italia, mercoledì sera l'andata contro l'Atalanta in un Olimpico senza tifosi ma la Lazio ci arriva malissimo. A Torino una squadra senza idee regala i tre punti a D'Aversa appena arrivato sulla panchina granata. Zaccagni & co. non lottano, non giocano, non hanno idee e tirano in porta solo negli ultimi minuti quando i padroni di casa puntano solo a mantenere il doppio vantaggio. La classifica resta inguardabile, la Lazio sta scivolando nell'abisso che per una volta non è il nome del modesto arbitro di ieri, quasi una premonizione per il momento che vive l'ambiente biancoceleste. Provedel subisce due reti da Simeone e Zapata tanto per ricordare che i centravanti ieri stavano tutti dalla stessa parte perché quelli nell'organico di Sarri non segnano da una vita. E non possono bastare i sette assenti Hysaj, Gigot, Gila, Basic, Rovella, Pedro e Maldini a giustificare la pochezza tecnica vista in un'altra tappa di quello che si preannuncia come un calvario fino a maggio. Olimpico granata con poche migliaia di persone, praticamente deserto: le due tifoserie sono accomunate dalla contestazione contro i rispettivi presidenti Lotito e Cairo che da oltre vent'anni gestiscono i club. Qualche spettatore in più c'è rispetto al deserto quasi totale visto nella Capitale ci sono ma lo spettacolo sugli spalti è davvero triste, sembra quasi una sfida ai tempi del Covid quando gli stadi erano vuoti per motivi sanitari. Il primo Torino di D'Aversa è aggressivo quanto basta per mandare in crisi la difesa della Lazio stranamente distratta. Prima mezz'ora da libro degli orrori: diagonali sbagliate, scalate tardive, i biancocelesti arrivano in ritardo su tutti i palloni vaganti. Al 20' i padroni di casa sfruttano l'indecisione tra Pellegrini e Provedel e il solito Simeone segna il decimo gol alla Lazio che suo padre Diego aveva portato in alto. Sempre il Cholito sfiora il raddoppio con la squadra di Sarri fuori dalla partita quasi avesse già una posizione di classifica rassicurante, Zapata porta a spasso Provstgaard, solo Romagnoli prova a tenere unita la linea difensiva. Quando al 36' si accende Zaccagni arriva il primo e unico tiro verso la porta di tutto il primo tempo: lo prova Belahyane con respinta fortunosa di Coco sulla linea di porta. Il resto è noia, tanta, il centrocampo non fa filtro, l'attacco nonostante la presenza di Cancellieri e Ratkov e impalpabile e quando anche Cataldi sbaglia appoggi elementari viene da mettersi le mani nei capelli. Sarri osserva sbalordito, prova a scuotere i suoi nell'intervallo con un inedito doppio cambio: dentro Dele-Bashiru e Noslin per Belahyane e Ratkov che pagano la prova indecorosa di tutti. La scossa non c'è, solo otto minuti e il Toro raddoppia con una facilità irrisoria: cross di Obrador e testa di Zapata. Troppo facile con la Lazio che patisce i cambi di campo che D'Aversa ha preparato per Sarri. Entrano anche Tavares e Isaksen per Pellegrini e Cancellieri, poi anche Dia per Zaccagni. Nel Torino tocca a Ilic e Casadei, a lungo inseguiti negli ultimi mercati ma la reazione è modesta, come la squadra. Una parata di Paleari su Noslin, un tentativo di Provstgaard prima del fischio finale dell'arbitro Abisso, proprio dove è precipitata la Lazio e non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel.