Chi uccise Mohammad Hossein Naghdi? L’omicidio del dissidente iraniano a Roma senza colpevoli

AGI - Il 16 marzo 1993 in via delle Egadi, nei pressi di piazza Elba, nel quartiere Montesacro di Roma, un agguato scosse l’Italia e la comunità iraniana che si opponeva al regime degli Ayatollah . Due uomini in sella ad una motocicletta, intorno alle 9.30, aprirono il fuoco con una mitraglietta Skorpion 7.65 , con silenziatore, colpendo a morte Mohammad Hossein Naghdi , 42 anni, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) mentre stava uscendo dalla sua auto per recarsi nell’ufficio dell’associazione. I dettagli dell'agguato e il mistero sulla Skorpion Due colpi lo raggiunsero al volto e all’addome mentre un terzo proiettile rimase inceppato nell’arma che fu ritrovata poco dopo dalla polizia in un cassonetto in via Monte Rocchetta. La Skorpion aveva però la matricola abrasa . L’attacco, compiuto in una mattina primaverile, mostrava una pianificazione accurata : la sua abitazione e il suo ufficio erano sorvegliati, ma non il breve tragitto che li separava. Un dettaglio che gli assassini sfruttarono con precisione. Le prime indagini e la pista politica Le autorità italiane parlarono fin da subito di un omicidio di natura politica e affidarono il caso agli specialisti dell’ antiterrorismo e il fascicolo venne affidato al pm Franco Ionta. La storia di Mohammad Hossein Naghdi Mohammad Hossein Naghdi era nato nel 1951 a Yazd, in Iran , ed aveva alle spalle una storia politica complessa . Negli anni Sessanta e Settanta era stato arrestato e perseguitato per attività studentesche contro il regime dello Shah . Geologo di formazione, aveva lavorato anche presso l’ Organizzazione iraniana per l’Energia Atomica . Dal ruolo diplomatico all'opposizione Fino al 1982 ricoprì il ruolo di incaricato d’affari dell’ambasciata iraniana a Roma , rappresentando Teheran presso il governo italiano e la Santa Sede . Subito dopo la rottura con la Repubblica islamica e la scelta dell’ opposizione . Il ruolo nel Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana Tra il 1982 e il 1984 aderì al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) , diventandone dal 1984 il rappresentante ufficiale in Italia . Figura centrale della diaspora , dirigeva l’ufficio romano del movimento nel quartiere Montesacro. La protezione e l'assassinio di Kazem Rajavi Sposato con l’italiana Ferminia Moroni, viveva sotto protezione in Italia da tre anni, dopo l’ assassinio in Svizzera di Kazem Rajavi , fratello del leader dell’opposizione Massoud Rajavi. Accuse e smentite sull'omicidio Gli esuli iraniani dopo la morte di Naghdi attribuirono la responsabilità dell’ omicidio al governo di Teheran e in una dichiarazione, il Consiglio della Resistenza parlò di “ diplomatici-terroristi ” al servizio del regime. L’ ambasciata iraniana respinse con fermezza ogni accusa. A Teheran, l’agenzia ufficiale Islamic Republic News Agency sostenne invece che l’omicidio potesse essere legato a contrasti interni tra esuli . La campagna contro i dissidenti iraniani Tra gli anni Ottanta e Novanta numerosi oppositori iraniani furono uccisi all’estero. Diverse ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie parlarono di una campagna sistematica contro i dissidenti fuori dai confini nazionali. Le indagini della Procura di Roma e il procedimento giudiziario Le indagini della Procura di Roma si orientarono rapidamente verso la pista dei servizi segreti iraniani ed emersero nomi di presunti esecutori e facilitatori . Successivamente nel 1996 fu avviato il procedimento giudiziario ma l’unico imputato risultò latitante e non comparve mai in aula. Un caso irrisolto: l'omicidio Naghdi A oltre trent’anni dall’omicidio, nessun esecutore materiale è stato arrestato o condannato in via definitiva. Il caso Naghdi resta formalmente irrisolto ed è considerato uno degli omicidi politici più emblematici degli anni Novanta in Italia .