Due giorni dopo l'avvio dell'operazione militare congiunta di Israele e Stati Uniti contro l'Iran, il fronte si allarga al Libano, in seguito all'attacco missilistico nella notte di Hezbollah contro il nord dello Stato ebraico. L'Idf ha risposto dando il via a un'intensa campagna di bombardamenti contro obiettivi del movimento sciita filo-Teheran nel sud e nell'est del Paese dei Cedri, così come nell'area meridionale della capitale libanese, roccaforte del gruppo. Secondo il ministero della Salute di Beirut, ci sono stati almeno 31 morti e 149 feriti, e sfollati dal sud e dall'est, mentre scuole e università sono stati chiuse. I raid israeliani si sono susseguiti per tutta la giornata: su X, i portavoce in lingua araba dell'Idf hanno più volte esortato i residenti in diverse zone nel Libano a evacuare in vista di bombardamenti imminenti. Nel mirino, anche la “banca” di Hezbollah, Al-Qard al-Hasan, con attacchi contro la sua sede a Beirut e a diverse filiali nel Paese. La decisione del movimento sciita filo-Teheran di scendere in campo contro Israele per vendicare l'uccisione della Guida spirituale iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, era attesa e temuta dal governo del Paese dei Cedri che vorrebbe evitare di essere trascinato in una nuova guerra, dopo il conflitto devastante del 2024. Da qui la mossa senza precedenti del premier Nawaf Salam, che dopo una riunione d'emergenza del governo, ha annunciato la decisione di “mettere al bando immediato qualsiasi azione militare di Hezbollah, considerandole illegali” e ha chiesto la “consegna delle armi”. Il capo di governo ha ordinato alle forze armate e di sicurezza di adottare “misure immediate” per attuare la disposizione e impedire “qualsiasi operazione militare o lancio di missili o droni dal territorio libanese”. Secondo una fonte vicina al governo libanese, anche i due ministri del Movimento Amal, partito sciita affiliato a Hezbollah, e un ministro del gruppo stesso hanno approvato la scelta. L'esecutivo ha anche esortato i Paesi garanti del cessate il fuoco firmato a novembre 2024 - Francia e Stati Uniti - a esercitare pressioni su Israele affinché cessi i suoi attacchi contro il Libano. Dallo Stato ebraico il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, dopo una riunione sul terreno al fronte nord, ha assicurato che l'Idf proseguirà la campagna militare finché “la minaccia” rappresentata da Hezbollah “non sarà eliminata”. Dopo che il gruppo sciita libanese “ha aperto il fuoco, ho dato istruzioni di agire con forza. L'esercito israeliano è pronto a operare in più arene contemporaneamente”, ha assicurato Zamir, sottolineando che i piani “sono pronti da tempo e coglieremo l'opportunità”. E il ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito: il leader di Hezbollah, Naim Qassem, farà la stessa fine di Khamenei, si ritroverà all'inferno. Intanto, l'Idf ha confermato l'uccisione del capo dell'intelligence Hussein Makled e di Adham Adnan al-Othman, comandante in Libano delle Brigate al-Quds, l'ala militare della Jihad Islamica.