La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata al Tg5, si è detta preoccupata per l'escalation in Medio Oriente e per le possibili ripercussioni sull'Europa. “Mi preoccupa. Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino. Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos. Mi preoccupa ovviamente perché sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga. È la ragione per la quale l'Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano, particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale. Noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche. Dopodiché quell'accordo è fallito e Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei. Attualmente il governo ovviamente è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimasti bloccati nei paesi del Golfo. Siamo in contatto con quei paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei. L'obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi, ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo, che sono totalmente ingiustificati”. Sul rischio terrorismo ha aggiunto: “Il fenomeno del terrorismo legato al fondamentalismo islamico è un fenomeno molto complesso perché agisce anche attraverso azioni dei singoli e quindi è un fenomeno sul quale non si può mai abbassare la guardia. È la ragione per la quale il Ministro Piantedosi oggi ha convocato il Comitato Nazionale Ordine e Sicurezza, ma insomma tutte le realtà che sono dedicate a questo tema sono mobilitate a partire dalla nostra intelligence”. Quanto alle polemiche sull'assenza del ministro della Difesa nelle prime ore dell'attacco, Meloni ha tagliato corto: “Il Ministro Guido Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro”. Sul fronte interno, la premier ha difeso la riforma della giustizia e l'invito a votare sì al referendum. “Perché è una riforma necessaria per modernizzare l'Italia, perché è una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del No hanno bisogno di mentire per essere convincenti. Si dice che con questa riforma noi vogliamo sottomettere la giustizia alla politica, solo che è falso perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del Csm, cioè dell'organo di autogoverno della magistratura, e toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della magistratura di decidere sull'altra parte dei membri del Csm. Questo meccanismo viene sostituito con un sorteggio tra chi ha i requisiti, ovviamente per ricoprire quell'incarico, che vuol dire liberare quei magistrati dal condizionamento della politica e occuparsi solamente del loro merito. Dopodiché viene detto anche che con la separazione delle carriere l'Italia scivola verso un meccanismo illiberale, solo che la tesi francamente non regge perché separare le carriere tra il magistrato che giudica e quello che accusa vuol dire rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa. Allora o tutti i paesi europei sono illiberali oppure è l'Italia che è rimasta indietro. Così come si dice sull'Alta Corte disciplinare che noi vogliamo punire i magistrati, ma accade per chiunque abbia delle responsabilità che quando sbaglia viene giudicato da un organismo terzo. Io penso che la riforma sia più che giusta”. Infine, l'appello alla partecipazione al voto. “Perché il tema li riguarda tutti ogni giorno indipendentemente dal fatto che abbiano o meno dei problemi con la giustizia, perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, salute, libertà dei cittadini, lavoro. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo Stato e se non funziona purtroppo ricade su di loro”.