AGI - Il confisca di un patrimonio del valore superiore ai 205 milioni di euro rappresenta l'ultimo atto di una complessa vicenda giudiziaria che coinvolge i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel comparto dello smaltimento e riciclaggio dei rifiuti . Il provvedimento di confisca , emesso dal Tribunale di Napoli ed eseguito dai militari del Gico della Guardia di Finanza , colpisce una struttura economica ramificata tra diverse regioni italiane, includendo 8 società , 224 immobili , 75 terreni , 72 veicoli , due elicotteri e tre imbarcazioni . L'ordinanza depositata il 19 febbraio 2026 giunge dopo un percorso processuale iniziato nel 2017 . All'epoca, le indagini avevano evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati dai tre imprenditori e l'effettivo tenore di vita, portando al primo sequestro di prevenzione . La base dell'accusa poggia sulla condanna definitiva per disastro doloso continuato inflitta ai Pellini, ritenuti responsabili di traffici illeciti di rifiuti industriali e urbani nel territorio campano. L'annullamento della Cassazione e la nuova indagine Nonostante una prima conferma della confisca in appello nel 2023 , la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento nell'aprile 2024 a causa di vizi formali , disponendo la temporanea restituzione dei beni . La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha tuttavia mantenuto attiva la sorveglianza sul patrimonio , disponendo una nuova ricognizione tecnica volta a dimostrare la persistenza della pericolosità sociale e l'assenza di giustificazioni lecite per l' accumulo di tale ricchezza . Confermata la natura illecita dei capitali L' istruttoria camerale conclusasi in questi giorni ha confermato la validità della tesi investigativa . Secondo i magistrati della Sezione Misure di Prevenzione , le memorie difensive prodotte dai legali dei Pellini non sono state in grado di fornire prove documentali plausibili circa la provenienza del capitale utilizzato per l' acquisto di immobili tra Napoli , Salerno , Caserta , Latina e Frosinone . Il tribunale ha dunque ribadito la natura illecita delle risorse impiegate, collegandole direttamente alla gestione del ciclo dei rifiuti nella piana acerrana . I beni passano sotto il controllo dello Stato L' operazione odierna chiude il cerchio su una flotta di mezzi e una rete di investimenti finanziari che, secondo la Guardia di Finanza , costituivano il frutto di anni di violazioni ambientali sistematiche . I beni, che includono anche 70 rapporti finanziari , passano ora sotto il controllo dello Stato , segnando uno dei più significativi recuperi patrimoniali nel settore dei reati contro l'ambiente e la salute pubblica in Italia .