Alle 18.00 del 3 marzo, nell'area di Milano, qualcuno avrebbe parlato in codice nell'etere. Su una frequenza radio a onde corte, 7910 kHz in modulazione USB, una voce maschile ha iniziato a scandire numeri in lingua farsi. Sequenze ordinate, lente, metodiche e intervallate da pause. Due parole all'inizio della trasmissione, «Tawajo Tawajo», che in persiano sarebbero «Attenzione, attenzione». Poi solo cifre. Un flusso durato circa due minuti e ventitré secondi. Il video della ricezione, diffuso su X, mostra quello che gli appassionati chiamano una numbers station: trasmissioni numeriche utilizzate storicamente dai servizi segreti per inviare messaggi cifrati a operatori o agenti sul campo. Sequenze apparentemente prive di senso che, però, diventano perfettamente leggibili per chi possiede la chiave di decodifica. Nella maggior parte dei casi si tratta di sistemi basati sul «one-time pad», una forma di crittografia che, se usata correttamente, è considerata matematicamente indecifrabile. La segnalazione della ricezione proviene da un sito italiano che monitora traffico radio a onde corte. Secondo quanto riportato, la trasmissione sarebbe stata captata nella fascia dei 7,9 MHz, una porzione dello spettro radio pare comunemente utilizzata per comunicazioni HF militari e diplomatiche nel quadrante mediorientale. Il segnale è stato poi osservato anche attraverso altre piattaforme di monitoraggio globale, sistemi che permettono di ascoltare frequenze radio in tutto il mondo tramite ricevitori distribuiti. Non esistono conferme ufficiali sull'origine della trasmissione. Ma il formato ricalcherebbe perfettamente quello delle "numbers station" della Guerra fredda, le misteriose stazioni radio utilizzate da servizi segreti sovietici, occidentali e di molti altri Paesi per comunicare con agenti clandestini. In questo caso la particolarità è la lingua farsi e la tempistica. I primi log della trasmissione sarebbero comparsi all'inizio del 2026, con segnali monitorati proprio tra l'1 e il 3 marzo, in piena escalation internazionale legata alla crisi iraniana. Potrebbe esistere una nuova stazione numerica, forse riconducibile a operatori iraniani. Ma potrebbe anche trattarsi di servizi stranieri che utilizzano la lingua persiana come copertura o destinazione operativa. Oppure nulla di tutto questo. In teoria, una trasmissione di questo tipo serve a inviare istruzioni unidirezionali: l'emittente parla, il destinatario ascolta e decifra. Nessuna risposta e nessuna traccia. È proprio questo il vantaggio strategico delle onde corte. A differenza delle comunicazioni digitali, facilmente intercettabili o tracciabili, i segnali HF rimbalzano nella ionosfera e attraversano continenti senza lasciare impronte nelle infrastrutture di rete. Se la trasmissione fosse autentica, significherebbe che qualcuno, da qualche parte, stava inviando messaggi operativi cifrati. E qualcuno stava ascoltando. Naturalmente non esiste alcuna prova che il segnale sia legato a operazioni di intelligence attive. Potrebbe trattarsi di un esperimento radio, di un'emissione non classificata o di un sistema di test. Tuttavia il contesto rende la vicenda inevitabilmente inquietante. Le reti di influenza e intelligence iraniane in Occidente sono da tempo oggetto di analisi da parte degli apparati di sicurezza europei e italiani. E negli ultimi giorni, con l'escalation militare in Medio Oriente, l'attenzione su possibili attività clandestine è aumentata. Le numbers station sono uno dei simboli più enigmatici dello spionaggio del Novecento. Per decenni hanno popolato le bande radio notturne con voci sintetiche che recitavano cifre senza apparente significato. Molte sono scomparse dopo la fine della Guerra fredda, ma alcune non avrebbero mai smesso di trasmettere. Se quella captata sopra Milano fosse davvero una nuova stazione numerica in lingua persiana, significherebbe che qualcuno è ritornato a utilizzare un sistema vecchio di un secolo, ma proprio per questo sottovalutato.