Viaggio nella “piccola Teheran” di Roma nel quartiere Tuscolano

Una volante della polizia staziona in via Spello, al Tuscolano, proprio di fronte alla moschea sciita che fa capo all'associazione Imam Mhadi. È uno dei luoghi «sensibili» di Roma. Non potrebbe essere altrimenti. Questo centro islamico sciita è uno dei principali d'Italia. Da giorni, dopo l'uccisione di Ali Khamenei, è a lutto. L'adesione al regime di Teheran è totale. Dal punto di vista religioso è una sua propaggine diretta in Italia. Per la morte della Guida Suprema questa moschea ha rilanciato il messaggio del Grande Ayatoallay Sistan, la più alta autorità religiosa dell'Iraq sciita di origine iraniana. Praticamente è un manifesto in cui si ricorda il «martirio» di Khamenei: «L'alta posizione di questa grande Guida e il suo ruolo unico nel guidare l'ordinamento della Repubblica Islamica per molti anni sono chiari a tutti. Senza dubbio, con il suo martirio e portando avanti una massiccia aggressione militare contro il Paese i nemici stanno cercando di danneggiare il nostro amato Iran. Ci si aspetta che la grande nazione di questa terra e di questo territorio mantenga l'unità e la coesione nazionale in queste circostanze difficili e delicate e non permetta agli aggressori di raggiungere i loro sinistri obiettivi». Il segretario della moschea è un italiano convertito: Marco Hosseyn Morelli. Oltre all'attività svolta nel centro islamico, sono molto attivi anche sul sito web, che riporta interviste, analisi e numerosi messaggi di Khamenei. Nell'ottobre di due anni fa questa moschea finì alla ribalta della cronaca per la preghiera e la veglia in onore di Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, ucciso da Israele a Beirut durante un raid. La "piccola Teheran" di via Spello ha ancora pubblicato in prima pagina il messaggio dei Khamenei per i funerali di Nasrallah, in cui ricordava come «la sua pura salma sarà sepolta nella terra del Jihad sulla via di Dio». L'adesione ai valori della società sciita iraniana si evince anche dalla questione femminile. In questo senso, è sempre d'aiuto la concezione che la Guida Suprema aveva delle donne. In uno dei suoi messaggi, rilanciato dalla moschea romana, si legge: «Gli occidentali hanno compreso male la questione femminile, hanno agito in modo sbagliato e hanno presentato questa visione errata e queste azioni devianti, scorrette e letali in tutto il mondo, come la moneta corrente». Motivo per cui «se volete trovare una soluzione corretta sulla questione della donna e farla seguire da azioni concrete, se volete avanzare e raggiungere dei risultati a lungo raggio, dovete ripulire le vostre menti dai pensieri occidentali». Il modo per valorizzare la donna? In casa, ovviamente. «La questione principale - si legge ancora - o possiamo dire una delle questioni principali, è quella della casa e della famiglia, la sicurezza della donna nell'ambiente familiare e le opportunità di coltivare i loro talenti all'interno della casa». E ancora: «Naturalmente dobbiamo vedere quali lavori sono idonei per le caratteristiche della donna. Ci sono alcuni mestieri che non sono idonei per la natura femminile, quindi non dovrebbero svolgerli». C'è anche la metafora calcistica: «Se il giocatore che deve difendere gioca come attaccante, la squadra perderà. Se il ruolo di attaccante è affidato al portiere che è un ruolo che non sa fare - la squadra perderà». Lo stesso Morelli, in un'intervista del 2021, rivendicava come in Iran «il livello dei diritti sociali è alto», perché «se riduciamo tutto allo chador restiamo nel pregiudizio occidentalista». Chissà cosa avrà pensato un anno dopo quando l'opinione pubblica occidentale si è indignata per la morte di Mahsa Amini, arrestata il 13 settembre 2022 dalla polizia religiosa nella capitale iraniana a causa della mancata osservanza della legge sull'obbligo del velo. Dopo essere stata arrestata e portata in una stazione di polizia, la giovane è deceduta in circostanze sospette dopo tre giorni di coma. Nella "piccola Teheran" di Roma vengono dati consigli sul comportamento dai tenere nei Paesi non islamici: «Occorre prestare attenzione a non sorpassare la linea che porta all'assorbimento graduale nel contesto non-islamco né spirituale ospitante, poiché ciò condurrebbe all'inevitabile annullamento in esso dell'identità musulmana come è accaduto alla Chiesa». Insomma, attenzione a integrarsi troppo.