“I Pericolosi d'Egitto": il gruppo jihadista scoperto dalla Digos. Volevano colpire stadi e chiese

La Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane di origine egiziana, ritenuto coinvolto in un'associazione con finalità di terrorismo internazionale. Il ragazzo era già finito sotto indagine nell'autunno del 2024, quando le Digos di Brescia e Bergamo, al termine di un'inchiesta coordinata dalla procura distrettuale di Brescia, avevano eseguito nei suoi confronti una prima misura cautelare per apologia di delitti aggravata dalla finalità di terrorismo. Secondo gli investigatori, il giovane aveva diffuso e promosso in rete contenuti di propaganda riconducibili allo stato islamico. L'indagine era partita da informazioni fornite dall'Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, che avevano spinto la polizia ad approfondire l'attività online del ragazzo. Le verifiche avevano evidenziato una presenza molto attiva su diversi social network e piattaforme frequentate da giovani, dove pubblicava e rilanciava materiale legato all'estremismo jihadista. In particolare condivideva contenuti che esaltavano l'ideologia dello Stato Islamico, la Palestinian Islamic Jihad e il concetto di martirio, elementi che avevano attirato l'attenzione degli investigatori. Dalle indagini era inoltre emersa la volontà dell'indagato di compiere azioni violente contro quelli che definiva “kuffar”, termine usato negli ambienti jihadisti per indicare gli infedeli. Gli accertamenti avevano portato alla ricostruzione di un'attività preparatoria che avrebbe avuto come possibile obiettivo i fedeli cristiani che frequentano una chiesa nel centro di Bergamo. Per questi fatti il giovane era stato successivamente condannato in primo grado per apologia di delitti con finalità di terrorismo, avendo diffuso ripetutamente materiale di propaganda jihadista e di sostegno allo Stato Islamico. Nel frattempo gli investigatori hanno continuato a lavorare per ricostruire la rete di contatti dell'indagato. L'analisi dei dispositivi elettronici sequestrati e le ulteriori attività investigative svolte dalla Digos di Brescia hanno portato a una nuova ricostruzione del suo ruolo. Secondo gli inquirenti non si sarebbe trattato di un “lupo solitario”, ma di una persona inserita in un contesto più ampio, con altri soggetti con cui condivideva progetti e discussioni su possibili azioni terroristiche. In particolare è stata individuata l'esistenza di un gruppo attivo su piattaforme di messaggistica istantanea chiamato “I Pericolosi d'Egitto”, che secondo gli investigatori costituirebbe una cellula collegata a una struttura jihadista più ampia. Sulla base di questi elementi la procura distrettuale di Brescia ha chiesto al giudice per le indagini preliminari una nuova ordinanza di custodia cautelare, ritenendo il giovane partecipe dell'organizzazione terroristica denominata Islamic State Khorasan Province, una delle diramazioni regionali dello Stato Islamico. Le indagini avrebbero inoltre accertato che l'indagato, all'interno del gruppo, discuteva della possibilità di compiere attentati contro obiettivi come stadi e luoghi di culto. Secondo gli investigatori avrebbe anche valutato di unirsi ai combattenti del Daesh attivi in Mozambico e stava svolgendo attività di auto-addestramento, consultando siti internet con istruzioni per costruire ordigni e condividendo video relativi all'uso di kalashnikov e a scene di combattimento. Tutti elementi che, secondo la procura, confermerebbero il suo coinvolgimento in una rete organizzata con finalità terroristiche.