Il caso Crosetto-Indonesia è un esempio di giornalismo costruito sulle insinuazioni

Smentita della Difesa a un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano intitolato "Crosetto, l'uomo di Dubai e il ricco affare indonesiano". Il titolo, afferma una nota, fa "un accostamento che non ha alcun riscontro nei fatti" del nome del ministro alla formula "affare Indonesia" e alla figura dell'"uomo di Dubai", "costruendo nel lettore l'idea di un coinvolgimento del Ministro in vicende improprie o opache". La nota parla di "ricostruzione costruita su insinuazioni, interpretazioni arbitrarie di documenti e una rappresentazione gravemente fuorviante della realtà. La narrazione proposta dall'articolo - sottolinea il ministero - si fonda principalmente su una lettera proveniente dalla controparte indonesiana, datata 25 settembre 2025, utilizzata impropriamente per suggerire l'esistenza di accordi o meccanismi decisionali che non sono mai esistiti né sono mai stati accettati dall'Italia. Non esiste infatti alcun "affare Indonesia" riconducibile al Ministro della Difesa né al Ministero. Non esistono atti o decisioni assunte dal Ministro che possano essere interpretati in tal senso. Le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro nelle decisioni tecniche e amministrative, che sono invece di competenza delle strutture amministrative competenti". La lunga nota di smentita chiarisce alcuni punti, a partire dal primo: "NESSUNO dei contenuti della citata lettera è stato accettato, recepito o fatto proprio dal Ministero della Difesa italiano. Le ipotesi e le modalità prospettate unilateralmente dalla controparte indonesiana non hanno mai trovato alcuna adesione da parte italiana". Inoltre nei documenti negoziati tra le parti "non è stato recepito alcuno dei contenuti della lettera citata nell'articolo, né è stato previsto alcun ruolo nelle modalità ipotizzate". "Stupisce inoltre - prosegue la nota - che un giornalista esperto non abbia ritenuto opportuno verificare adeguatamente le informazioni ricevute. L'intera ricostruzione dell'articolo si basa infatti su una lettera ricevuta via email, che non è stata neppure trasmessa attraverso i canali diplomatici o istituzionali ordinariamente utilizzati, quali ad esempio l'Addetto militare o altri canali ufficiali tra le amministrazioni competenti. Proprio per questa ragione tale comunicazione non ha mai assunto alcun carattere di ufficialità ed è stata conseguentemente ignorata, non essendo stata ritenuta un documento idoneo ad avviare alcun processo formale o negoziale". E ancora: "Colpisce inoltre che nell'articolo venga più volte citato il Ministro della Difesa Guido Crosetto, lasciando intendere un suo coinvolgimento nelle vicende descritte. Il giornalista sa perfettamente che tutte le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro, che infatti non compare in alcuno dei documenti citati o richiamati. Il riferimento al Ministro appare dunque funzionale esclusivamente a costruire un collegamento suggestivo nel titolo". La Difesa parla poi di "un comportamento giornalistico caratterizzato da accanimento e continue azioni disturbatorie, consistite in decine di telefonate e messaggi indirizzati agli uffici competenti ed al Ministro anche durante attività parlamentare, fino ad arrivare a ultimatum serali all'Ufficio stampa della Difesa come quello inviato nella serata di venerdì alle ore 19:00 con cui si "concedevano" due ore di tempo all'ufficio stampa per fornire risposte. Alla luce di quanto sopra, tutte le domande poste nell'articolo trovano una sola risposta possibile: NO. No, i contenuti della lettera non sono stati accettati. No, non sono stati recepiti negli accordi bilaterali. No, non è stato attribuito alcun ruolo operativo nelle modalità ipotizzate. No, non vi è stato alcun coinvolgimento delle Commissioni parlamentari su tali contenuti". Tenuto conto dell'annunciata interrogazione parlamentare relativa alla cessione della nave Garibaldi alla Marina Militare indonesiana, il Ministro della Difesa Guido Crosetto "sarà ben lieto di inviare alle Camere una risposta dettagliata, informando compiutamente il Parlamento e facendo piena luce sui fatti, anche presso le competenti Commissioni parlamentari, dove come noto è attualmente in corso la procedura per l'autorizzazione alla cessione, così da evidenziare le congetture e le illazioni diffamatorie che sono state strumentalmente costruite ai danni del Dicastero e dei suoi vertici". Infine, "tenuto conto dei continui articoli dichiaratamente, come dimostrato, falsi e diffamatori pubblicati su Il Fatto Quotidiano", il Ministero della Difesa e le persone oggetto delle affermazioni diffamatorie "tuteleranno il proprio operato, la propria reputazione e la correttezza dell'azione istituzionale nelle opportune sedi legali".