Iran. Pichetto Fratin: "Nessun problema di quantità per i carburanti ma ddiprezzo"

Il conflitto nel Golfo Persico potrebbe esigere un tributo oneroso per le imprese italiane, se dovesse durare a lungo: metterebbe a rischio 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, secondo Confartigianato, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese, anche se secondo il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, "non abbiamo problemi di quantità" ma "rimane il problema del prezzo". L'escalation del conflitto aumenta l'incertezza per il sistema produttivo e "potrebbe compromettere la ripresa in corso degli investimenti", avverte Confartigianato. Ma l'allarme è molteplice: per la Cgia di Mestre, l'attacco militare potrebbe comportare rincari alle forniture di gas ed elettricità per 10 miliardi di euro. Pichetto Fratin ha sottolineato che "la situazione che si è creata nel Medioriente ci pone nel massimo dell'allerta e dell'attenzione". L'Italia attinge "grandi quantità di petrolio o di gas dal Qatar, dallo Stretto di Hormuz. Abbiamo meno del 10% del Gnl che proviene da lì: circa 5 miliardi di metri cubi, rispetto ai 60 miliardi di metri cubi che consumiamo". A preoccupare il ministro è l'aumento "generalizzato a livello mondiale" dei prezzi, "in quanto la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del gas e del petrolio a livello mondiale, significa il venir meno di un'offerta sul mercato. Se cala l'offerta e rimane invariata la domanda, aumenta il prezzo". E, come ha ricordato Pichetto, "in Europa noi siamo il paese messo peggio, perché dipendiamo tantissimo dal gas rispetto agli altri", anche se "non abbiamo problemi di quantità. E abbiamo fornitori in grado di darci la quantità, ma certamente ci rimane il problema del prezzo, che va a ribaltarsi immediatamente su tutto, sulle bollette del gas e sulle bollette dell'energia elettrica". L'analisi di Confartigianato indica che nel 2025 le imprese italiane hanno esportato nell'area prodotti manifatturieri per 27.877 milioni di euro, pari al 4,6% dell'export manifatturiero totale. La domanda dell'area ha mostrato una crescita superiore alla media: tra gennaio e novembre 2025 il nostro export verso il Medioriente è aumentato del 7,9%, oltre il doppio rispetto al +3,1% registrato complessivamente dal made in Italy. Il principale mercato dell'area è quello degli Emirati Arabi Uniti, che assorbe 9.135 milioni di euro di esportazioni italiane e ha registrato una crescita del 18,5% tra gennaio e novembre 2025. Segue l'Arabia Saudita, con 6.320 milioni di euro e un aumento del 3,7% nel corso del 2025. Tra gli altri mercati in forte espansione si distinguono il Kuwait, con 1.861 milioni di euro di export e una crescita del 57,2%, e il Libano, con 971 milioni di euro e un aumento del 18,5%. "Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest'anno 7,2 miliardi di euro in più per l'elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Una variazione percentuale rispetto al 2025 del +13,5", spiega la Cgia, che basa le proprie stime su alcune ipotesi precise: consumi nel 2025-2026 in linea con gli ultimi disponibili (2024); prezzo medio annuo dell'energia elettrica pari a 150 euro per MWh; prezzo medio del gas a 50 euro, mantenendo quindi un rapporto di 3 a 1 tra elettricità e gas, in linea con quanto osservato mediamente nel triennio 2023-2025. In questo scenario, secondo gli artigiani di Mestre, "l'effetto combinato dei rincari energetici rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese, già messi alla prova da un contesto internazionale instabile".