Dove vorrebbero portarci gli isterici anti-Thiel? Ossessione e lapidazione

Peter Thiel ha cominciato a parlare alle 16.10 di ieri nell'immenso salone di un antico e meraviglioso palazzo romano. Ma prim'ancora che pronunciasse la sua prima parola, e senza che si sapesse nulla di quel che stava per dire, la Roma dei media e dei poteri marci era già impazzita di rabbia. A volte non si sa se sorridere o scoraggiarsi: lungo qualche millennio di storia, questa città ha visto l'ascesa e la caduta di un impero, ha conosciuto re e papi, gloria e decadenza. Eppure, nelle sue attuali espressioni di potere profondo (tutte ostili al governo Meloni, questo è chiaro: la premier è vissuta come un “incidente” da chi preferirebbe il ritorno alla palude dei governi semitecnici), mostra un provincialismo gretto e una chiusura che fanno impressione. Anche i bambini sanno che è in pieno corso, e con accelerazioni impensabili, la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, applicata a ogni ambito decisivo della sfera umana. Ci sono rischi? Certo. Ma anche opportunità meravigliose. Tenete d'occhio Neuralink e Google DeepMind, con prospettive che sembrano miracolose per il contrasto a malattie terribili. Per non dire di tutto il resto della galassia Musk, dallo spazio ai satelliti. Ecco, Peter Thiel, non solo attraverso Palantir, è uno dei protagonisti di questa rivoluzione. Bisogna essere per forza d'accordo con lui quando disegna scenari o delinea orizzonti ideali e culturali? Certo che no. Io stesso, ascoltandolo ieri pomeriggio, ho condiviso alcune parti del suo ragionamento di più e altre di meno. Avremo tutta la settimana per parlarne: del resto questo giornale è una delle pochissime voci che, avendo ben volentieri offerto una tribuna all'Associazione Gioberti che ha organizzato l'evento, non segue Thiel dal buco della serratura. Ieri Thiel ha parlato in modo per molti versi enigmatico, su argomenti e registri lontanissimi da quelli sospettati dai suoi odiatori, e ha lasciato aperte molte interpretazioni. Iia mia, del tutto libera e personale? Il suo è stato un discorso preoccupato sul presente ma non chiuso a una speranza (purdifficile da coltivare): il male esiste, assume nuove forme, scommette sulla paura (guerra, clima, energia), sulla negazione della possibilità stessa della libertà nella storia (che è poi l'essenza dell'Occidente). È possibile che si sia vicini a uno scontro finale tra “bene” e questo “nuovo male”: e un'ipotesi di lavoro è che si possa scommettere sul rapporto tra tecnologia e cristianesimo, tra l'ultra-nuovo e valori ultra-antichi. Una visione profetica, direi, che prende molto sul serio le Sacre Scritture: è una colpa anche questa? È questo il “peccato” di Thiel per chi lo detesta? E però, del tutto a prescindere dalla conferenza di ieri e tornando a questioni italiane ben più prosaiche, una domanda sorge spontanea. L'Italia sta mancando l'opportunità Starlink proposta da Musk; poi abbiamo sanzionato Cloudflare, mettendo a rischio servizi importanti anche per scuole e ospedali (pochissimi se ne sono resi conto); adesso è in corso la lapidazione preventiva di Thiel, “colpevole” di aver scelto di parlare a un gruppo cattolico non di sinistra. E così gli stessi che si inchinavano a ogni signore (e pure a ogni feudatario) della Silicon Valley, quando da quelle parti si votavano e si finanziavano i dem Usa, adesso, per il solo fatto che un monopolio politico sia stato rotto, gridano contro la “tecnodestra”. E non capiscono che, con questo atteggiamento, perderemo un'opportunità dopo l'altra. L'Italia non può diventare solo un parco turistico e il luogo del “good food and good wine”.Dovremmo avere la capacità, semmai, di salvaguardare le nostre specificità culturali, i nostri tesori e il nostro stile di vita, facendone un “plus” per stare dentro le partite futurizzanti dell'innovazione e dei grandi investimenti del nostro tempo. A meno che qualcuno preferisca le carrozze a cavallo. Unite a stravaganti riti di esorcismo contro “destre” e “tecnodestra”.