"Il lavoro dei giudici è far applicare la legge, non è lavorare contro un governo se gli dà fastidio. Chiaramente parliamo di una minima parte della magistratura, ma di un problema". Lo afferma la premier Giorgia Meloni nel corso della registrazione di "Quarta Repubblica", condotto da Nicola Porro su Retequattro. Il riferimento della presidente del Consiglio è "all'ultimo dei migranti liberati dall'Albania con a carico i reati di rapina impropria, furto aggravato evasione da misure alternative alla detenzione, violenza sessuale di gruppo, resistenza a pubblico ufficiale, spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni personali aggravate, sequestro di persona, furto con strappo, resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi con oggetti atti a offendere minacce e atti persecutori cioè stalking, estorsione aggravata, invasione di terreni o edifici, guida sotto l'influenza di alcol, guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti. È una persona sola - sottolinea Meloni - liberata perché chiesto la protezione internazionale". La legge è stata scritta male? "Non è scritta male, la legge è scritta bene. È stata approvata dal Parlamento, è in linea con il diritto europeo. Dire 'è scritta male' è un tantino discrezionale", conclude la premier. Poi la premier affronta esplicitamente il tema del referendum: "La riforma non entra nel cuore dei problemi della giustizia? Non è così, perché se non si parte da lì, non si arriva da nessuna parte. E non a caso quando si parla di giustizia si discute da qualche decennio. L'obiezione è infondata, perché la riforma mette le basi per risolvere la gran parte dei problemi che noi abbiamo nella giustizia che sono problemi legati a un'imparzialità del giudice, sulla quale spesso abbiamo avuto tutti quanti dei dubbi". La premier entra così nel merito della riforma. "Io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate. È esattamente anche per questo che sto facendo la riforma perché in Italia noi abbiamo migliaia, migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste". Per Meloni "non è una riforma fatta contro i magistrati ma una riforma fatta per tutti i magistrati che è una cosa diversa: è una riforma che introduce la meritocrazia, che introduce la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente, perché dove c'è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro, hai una risposta in termini di efficienza". Il tema delle correnti è uno degli aspetti da affrontare. "Le correnti servono, come servono i partiti politici, a nominare i propri responsabili e poi difendere i propri interessi. Nel momento in cui tu non hai più la facoltà di nominare i tuoi responsabili e non puoi più garantire che chi si aggrega alla corrente avanzerà più facilmente di carriera o comunque avrà un occhio di riguardo quando ci sono le valutazioni per quello che riguarda il piano disciplinare, perché la gente si dovrebbe aggregare alle correnti? La corrente è fondamentalmente uno strumento di potere".