"Se non ci sarà risposta...". Trump minaccia la Nato su Hormuz

Donald Trump attacca gli alleati, colpevoli di non voler aiutare Stati Uniti e Israele nella guerra contro l'Iran, e soprattutto di non volersi impegnare "maggiormente" a riaprire lo stretto di Hormuz. Il presidente americano torna a minacciare Teheran "di distruggere tutti gli oleodotti" del Paese se non accetteranno una resa. E infine, ammette di non sapere se la nuova Guida Suprema, il figlio di Khamenei, sia effettivamente viva o morta. Secondo alcune fonti infatti Mojtaba Khamenei sarebbe a Mosca per curarsi, ma dal Cremlino arriva un laconico 'no comment'. Israele annuncia di aver iniziato 'operazioni di terra limitate' contro Hezbollah nel sud del Libano: al momento le autorita locali fanno sapere che sono oltre un milione gli sfollati. La sedicesima giornata di conflitto in Medio Oriente si apre con una nuova minaccia da parte del presidente Trump che, dalle pagine del Financial Times, prevede un futuro "molto negativo" per la Nato se gli alleati non aiuteranno a riaprire lo stretto di Hormuz inviando navi. "E giusto che coloro che traggono beneficio dallo Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male", aggiunge. Il repubblicano lancia, quindi, un avvertimento all'Alleanza atlantica: "se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto negativo per il futuro della Nato". Immediata la reazione di Londra e Berlino che respingono la richiesta degli Usa. La riapertura dello Stretto non può essere affidata a "una missione della Nato", bolla il premier britannico Keir Starmer. "Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato" taglia corto Starmer. In linea Berlino. "Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato", fa sapere il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius. Lo stesso cancelliere Friedrich Merz precisa: "Fino a quando durerà la guerra, non parteciperemo inviando delle navi militari nello stretto di Hormuz. Fino ad oggi non è chiaro come un'operazione del genere potrebbe funzionare". Trump, però, non molla: "Diversi leader hanno offerto il loro aiuto. E comunque nel bisogno gli alleati non ci sono, lo dico da anni", dice in conferenza stampa dalla Casa Bianca spiegando di aver parlato con il presidente francese: "Credo che Macron lo farà". In realtà, secondo una fonte a conoscenza della situazione, citata dal Financial Times, Parigi schiererà navi solo dopo la cessazione delle ostilità tra Stati Uniti, Iran e i Paesi confinanti. Macron starebbe infatti discutendo con altri Paesi, inclusi stati europei e del Golfo, la creazione di una forza di pattugliamento congiunta una volta terminati i combattimenti. Germania, Grecia e Regno Unito si sono finora astenuti dall'inviare navi nello stretto. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani afferma che l'Italia è favorevole a rafforzare la missione europea Aspides, ma giudica "complesso" cambiare il mandato, per includere l'intervento nello stretto di Hormuz . A confermare la posizione europea e l'Alta rappresentante dell'Unione europei per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, Kaja Kalals, al termine del Consiglio affari esteri a Bruxelles: "Attualmente non c'è nessuna intenzione di cambiare il mandato della Missione Aspides". "Far ripartire il passaggio di fertilizzanti, cibo e energia attraverso lo Stretto di Hormuz e un'urgente priorità - ribadisce - Abbiamo discusso le opzioni per proteggere le spedizioni nella regione". Il rischio non è solo 'energetico'. "Anche i fertilizzanti passano attraverso lo Stretto di Hormuz. Sta colpendo l'Asia, ma anche l'Africa. Se non abbiamo fertilizzanti quest'anno, l'anno prossimo ci sarà una carestia", spiega Kallas che "sta lavorando a una soluzione diplomatica". Ma Trump non esorta solo gli europei a intervenire su Hormuz: chiamati in causa sono anche Cina e Giappone. Il presidente afferma che potrebbe rinviare il vertice previsto con il leader cinese Xi Jinping se Pechino non lo aiuterà a risolvere i problemi nello Stretto. Il tycoon, in sostanza, preferirebbe conoscere la posizione della Cina prima del bilaterale di fine mese. "Siamo in contatto con tutte le parti in merito alla situazione attuale e ci impegniamo a favorire l'allentamento e l'appianamento della tensione" risponde il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian in conferenza stampa.