Balneari in piazza: “30mila famiglie a rischio, Meloni ci ascolti”

I balneari scendono in piazza nella Capitale per dire no alla messa a bando delle concessioni demaniali e a quella che definiscono una “distorta applicazione” della direttiva Bolkestein. Da Anzio, Nettuno, Ardea e Pomezia, insieme ad operatori provenienti da tutta Italia, sotto il nome del movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti” hanno manifestato stamattina a piazza Giuseppe Gioachino Belli a Roma per chiedere un confronto diretto con il Governo e con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Vogliamo sapere cosa è cambiato rispetto a quando anche l'attuale premier sosteneva che la nostra categoria fosse vittima di un'interpretazione sbagliata della direttiva. Oggi chiediamo risposte chiare”, affermano. Una mobilitazione che nasce dal crescente malcontento all'interno della categoria che rischierebbe di mettere in difficoltà oltre 30 mila microimprese familiari italiane. Molti stabilimenti - spiegano i manifestanti - sono nati grazie agli investimenti diretti delle famiglie concessionarie. In alcuni casi si tratta di imprese avviate da zero nel rispetto dei piani demaniali e delle ordinanze locali; in altri di attività acquistate affrontando debiti importanti, spesso con la casa di famiglia messa a garanzia. Tra i volti della protesta, Roberto Topa dello stabilimento "Il Tucano Beach" di Tor San Lorenzo: “Abbiamo fatto sacrifici enormi, e ora si parla di mettere a bando le spiagge, nessuno si chiede però a chi andranno e quale sarà il futuro di un intero comparto”. Preoccupazioni condivise anche da tanti operatori del litorale, in particolar modo dai gestori di lidi a sud della Capitale, dove le concessioni non sono di fatto andate a bando, a differenza di Ostia, dove dallo scorso anno sono stati avviati bandi per assegnare le concessioni scadute. “Siamo lavoratori onesti e famiglie perbene che chiedono soltanto la corretta applicazione della normativa”, sottolinea Fabrizio Miola dello stabilimento "Bagni Stella". Il movimento sostiene la propria posizione ribadendo che le concessioni balneari, a loro avviso, non sarebbero qualificabili come servizi e quindi non rientrerebbero nella direttiva servizi. Una protesta che potrebbe proseguire nei prossimi giorni con nuove iniziative sia nella Capitale, ma anche in provincia e in 13 regione italiane dove il movimento è presente.