Un appello, una replica, e in mezzo un cognome che, per il leader di Azione Carlo Calenda, è una questione di famiglia. La zia, Francesca Comencini, ha firmato un appello di artiste e registe per il No al referendum sulla giustizia. "Una scelta femministra e democratica", recita l'appello che vede tra le firmatarie anche Fiorella Mannoia, Anna Foglietta, Dacia Maraini e Angela Finocchiaro. L’iniziativa, che sarà presentata domani in una conferenza stampa in Senato, è promossa da figure come la costituzionalista Carla Bassu e la filosofa Fabrizia Giuliani. E fin qui, nulla di nuovo. A rendere la faccenda più divertente è stata un'inattesa replica. Quella della madre del leader di Azione, Cristina Comencini , sorella di Francesca e anche lei celebre regista. “Non ho firmato questo appello: lo ha fatto mia sorella”, chiarisce subito. Poi spiega il suo punto di vista. Allo stesso tempo politico e lessicale: “Non condivido l’idea di definire ‘femminista’ soltanto chi, pubblicamente, dichiara di votare No”. Una parola, aggiunge, a cui è legata “da una storia personale, profonda e luminosa”, e che proprio per questo non può essere ristretta a un perimetro così definito. “Ci sono donne che voteranno no e donne che voteranno sì… not in my name”. A raccontare il piccolo caso familiare è stato lo stesso Calenda, ospite di Tagadà: “Mi ha fatto molto ridere, stamani ho visto un appello dove c’era una Comencini, che pensavo fosse mia madre, invece era mia zia… Mia madre le ha risposto: no, ognuno vota quello che sente, è femminista uguale”.