Immanuel Kant non me lo ricordavo così. Gli abbagli anti-Trump su Larijani

C'è un limite, o dovrebbe esserci. Posso capire che Trump sia urticante. Posso capire che la guerra spaventi. Posso capire molto, o almeno ci provo. Ma, a prescindere dal resto, non dovremmo mai smarrire una bussola morale, un orientamento etico, la capacità di distinguere tra il capo di un paese democratico (che può essere votato, o cacciato via, o fatto oggetto di impeachment) e un macellaio dalle mani insanguinate. E invece no. La notizia di ieri, come Il Tempo vi ha raccontato, è stata l'eliminazione da parte di Israele di uno dei peggiori criminali del regime iraniano, Ali Larijani, uomo chiave della «sicurezza» di Teheran, feroce teorico della repressione (a casa) e D del terrorismo (fuori). Sapete come lo ha definito Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana? Tenetevi forte: «Pragmatico». E Repubblica, da sempre autoproclamata cattedra laica e democratica? : «Un pragmatico che amava Kant». #Referendum L'ammucchiatina del No #Iran , eliminato anche il capo degli 007 Il cardinale Dziwisz: "Santa Sede sempre neutrale" ️ Ecco la nostra prima pagina ⬇️ #buongiorno #edicola ️ #19marzo #iltempoquotidiano pic.twitter.com/baHL1bHdfp — IL TEMPO (@tempoweb) March 19, 2026 Non è uno scherzo. Non è una diabolica macchinazione dell'intelligenza artificiale. È tutto tragicamente vero. Come se qualcuno avesse usato queste parole in passato, o le usasse oggi, per Heinrich Himmler, o, cambiando versante ideologico, per i più zelanti collaboratori di Stalin. E invece, con una leggerezza che toglie il respiro, l'ostilità ideologica verso Trump (o Musk, o Thiel, per i loro odiatori ossessivi tutti intercambiabili) è tale da rendere «accettabili» a molti anche dei criminali conclamati. Paradosso nel paradosso: a Trump si applica un metro rozzo, come se fosse un selvaggio non meritevole di altro, mentre a dei macellai internazionali si «prestano» finezza e sensibilità. Immanuel Kant, qui, lo ricordavamo diversamente: «Critica della ragion pura», «Critica della ragion pratica», «Per la pace perpetua». Il nostro Matteo Cassol immagina oggi una sorta di «dialogo» tra Kant e Larijani. Per noi, ovviamente, è un esercizio impossibile, per mostrare la distanza incolmabile tra bianco e nero. Per altri, c'è da temere, tutto è ormai confuso e indistinto. Sono intellettualmente disonesti e moralmente flaccidi.