Sharia, donne velate e richiami alla preghiera, Sardone: Londra ha perso la sua identità

Corti islamiche, donne velate completamente ovunque, richiamo alla preghiera dagli altoparlanti, quartieri musulmani, luminarie per il ramadan, negozi halal ovunque, vendita di bambole con il velo e tanto altro ancora. Londra non è più quella di una volta. Rimane unabellissima città ma interi quartieri sono irriconoscibili, trasformati da una immigrazione incontrollata. La sinistra per anni ha sostenuto il modello multiculturale inglese ma per molti inglesi sta diventando un incubo tanto è vero che si moltiplicano le manifestazioni di orgoglio britannico contro i danni dell'immigrazione irregolare. L'Inghilterra è un caso d'avanguardia: sono andata davanti al primo tribunale della sharia d'Inghilterra, fondato nel 1982, a Leyton e ancora oggi pienamente operativo. Dietro questa porta non si applica il diritto britannico, si applica la legge di Allah. Le donne valgono meno degli uomini e la loro testimonianza in pratica non conta nulla: per ottenere il divorzio devono supplicare un giudice religioso maschio. Non siamo nel Medioevo, siamo nel 2026 in una delle più grandi capitali del mondo. Nel Regno Unito oggi sono attivi 85 tribunali come questo, e nessun governo ha avuto il coraggio di chiuderli perché farlo significherebbe essere accusati di islamofobia. Questi tribunali hanno emesso migliaia di sentenze, su matrimoni, divorzi, eredità: decisioni che riguardano la vita reale di migliaia di donne musulmane, spesso ignare di avere altri diritti. La sinistra europea chiama tutto questo «pluralismo giuridico». Io lo chiamo con il suo nome: una resa dello Stato di diritto davanti al fondamentalismo religioso. Nel centro di Londra invece la città si è illuminata per il Ramadan. Ormai è una consuetudine da qualche anno in Coventry Street, nella zona di Piccadilly Circus. Una tradizione agevolata e sostenuta dal sindaco Sadiq Khan, il primo sindaco musulmano di Londra, che da anni sembra voler trasformare la capitale britannica in vetrina dell'Islam. Si tratta di una scelta politica precisa: far crollare pezzo a pezzo l'identità europea delle nostre città. Sempre in centro, nella zona dei teatri, ci sono banchetti in cui si regala il Corano in numerose lingue del mondo portando avanti un'attività sempre più evidente di proselitismo. Nel quartiere di Whitechapel si è accolti da centinaia di donne velate, molte completamente. Anche le bambine hanno il velo, purtroppo. Il 40% dei residenti è musulmano mentre i cristiani sono calati di quasi il 10% in dieci anni. Questa zona è la cartolina più onesta di quello che l'immigrazione incontrollata produce quando le istituzioni si girano dall'altra parte. Le insegne dei negozi sono in arabo e bengalese, le macellerie espongono la scritta «halal», i pub sono spariti e al loro posto ci sono centri islamici e scuole coraniche. Ci sono pure i negozi per bambini dove i giochi sono esclusivamente islamici: lego che rappresentano le moschee, bambole velate, libri sulle regole della legge islamica da seguire. Basta girare l'angolo e arrivare su Brick Lane per capire cosa significa in concreto l'islamizzazione: luminarie per il ramadan e una mega scritta «Banglatown» all'entrata. Apoca distanza la East London Mosque di Whitechapel non è solo una moschea, è il cuore pulsante dell'islamizzazione di Londra. È stata la prima moschea in Europa ad ottenere il permesso di trasmettere l'adhan, la chiamata alla preghiera, tramite altoparlanti all'esterno. Il complesso ospita al suo interno classi coraniche, una radio islamica, uffici e persino un asilo nido. Di fronte alla moschea la sede di «Islamic Relief» che pubblicizza le sue attività persino in metropolitana e sugli autobus, una realtà criticata per l'antisemitismo di alcuni suoi dirigenti e perla vicinanza a realtà islamiste. Insomma, chi ha ancora il coraggio di guardare in faccia la realtà deve farlo adesso, prima che sia troppo tardi anche per l'Italia. La nostra identità, le nostre tradizioni non sono negoziabili ma per qualcuno dovremmo nasconderle o addirittura censurarle. In nome del multiculturalismo stiamo svendendo i nostri valori, è totalmente inaccettabile.