Giorgia smonta la fake del No. «La lista Csm per il sorteggio fatta con le opposizioni»

La magistratura sottomessa al governo è un mantra che il fronte del No ha ripetuto all'infinito durante questi mesi di campagna referendaria. Una delle argomentazioni a supporto di questa tesi è la previsione che i membri laici del Consiglio superiore della magistratura saranno estratti a sorte da una lista predisposta dal parlamento, mentre i componenti togati saranno sorteggiati tra tutti i magistrati d'Italia. Peccato che questa ricostruzione sia capziosa e basata su congetture. Il motivo lo ha spiegato Giorgia Meloni nel podcast di Fedez andato in onda ieri. La premier ha ricordato che la legge attuativa della riforma della giustizia, nel caso prevalga il Sì, non è ancora stata scritta. Quindi la critica sul sorteggio dei membri laici si basa su un processo alle intenzioni. La premier ha fatto sapere, infatti, che la votazione in parlamento per scegliere i componenti del Csm dovrà rispettare «la soglia dei 3/5, significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola». Una maggioranza qualificata, insomma, per cui servirà per forza un accordo tra maggioranza e opposizione. Fedez ha mostrato anche un video a Meloni in cui si vedeva lo storico Alessandro Barbero accusare il governo di non giocare ad armi pari, evocando la «malafede» proprio in relazione alla lista per il sorteggio del Csm. Meloni ha replicato così: «La mia immaginazione non raggiunge quella di Barbero. La mia malafede, per usare una parola che usa Barbero, non ha questa immaginazione. Poi entriamo nel merito: Barbero dice che il parlamento fa quello che dice il governo. Temo che per uno storico, atteso che noi siamo una Repubblica parlamentare, sia una tesi un po' forzata. Il parlamento fa quello che dice la maggioranza del parlamento e se c'è una maggioranza in parlamento, il governo fa quello che dice la maggioranza in parlamento». «Perché Barbero fa questo errore apparentemente grossolano? - ha continuato Meloni - Per dire che io, al governo, mi posso nominare da sola questa lista. Ma Barbero, che è una persona autorevole, sa benissimo che questo sarebbe incostituzionale: è chiaro? Dopodiché Barbero dice: "Tecnicamente loro hanno 10 nomi da sorteggiare e potrebbero fare una lista di 11". E qui esco pazza signori», ha detto ancora la premier, perché «stiamo parlando della Costituzione, della legge, del parlamento della Repubblica Italiana. Non stiamo parlando della nomina del responsabile di una bisca clandestina. È chiaro? Se io provassi a fare una legge del genere, il presidente della Repubblica non me la controfirmerebbe». La premier ha ricordato anche che la riforma della giustizia, quindi il testo che i cittadini saranno chiamati a votare con il referendum di domenica e lunedì, è stato controfirmato dal presidente della Repubblica, motivo per cui le «tesi surreali avanzate da alcuni esponenti del fronte del No al referendum sono una mancanza di rispetto» per Sergio Mattarella. E se in questa campagna referendaria sono mancati i dibattiti in tv trai leader, stasera andrà in scena almeno un faccia a faccia virtuale. Alle 21,30, nello studio del Tg La7 di Enrico Mentana, si sfideranno Giorgia Meloni ed Elly Schlein, che andranno in onda una dopo l'altra. Con buona pace di Giuseppe Conte che avrebbe sperato di trovarsi lui al posto della segretaria Pd.