Un segnale chiaro di «chiamata alle armi», come aveva titolato Il Tempo, era arrivato alla manifestazione «Sabotiamo la guerra» del 7 febbraio a Viterbo, seguita da un convegno il giorno successivo. Accanto alle istanze ProPal e favore dei palestinesi finiti in carcere prima e dopo l'inchiesta sui finanziamenti a Hamas, si era levata la voce della compagna di Alfredo Cospito, Anna Beniamino, attraverso una lettera dal carcere di Rebibbia. La detenuta per gravi attentati invocava una nuova stagione di lotta nel segno della «A» cerchiata dell'anarchia. In quei giorni il sottobosco digitale della galassia anarchica stava iniziando a organizzare la mobilitazione per Cospito in vista della valutazione sul 41 bis da parte del ministro della Giustizia, a maggio. Una raffica di manifestazioni davanti ai carceri e ai tribunali dove si avvicendano i processi per i militanti arrestati in seguito alle violenze di piazza viste nei giorni in cui l'insurrezionalista pescarese faceva lo sciopero della fame. Presidi e picchetti che hanno visto gli anarchici fianco a fianco con i ProPal e antagonisti di ogni confessione davanti ai carceri dove sono detenuti Hannoun e compagni, e nella guerriglia di Torino in sostegno del centro sociale Askatasuna sgomberato. Qualche ora prima che scoppiasse la bomba del Parco degli Acquedotti era iniziato a circolare un comunicato di mobilitazione che annunciava un'assemblea pubblica nel quartiere romano del Pigneto il 10 aprile e una manifestazione a piazza Trilussa, a Trastevere, otto giorni dopo. Nel testo che infiamma blog e gruppi Telegram si parla di accanimento nei confronti di Cospito e si attacca il sottosegretario alla Giustizia, Delmastro. «Un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt*», scrivono i collettivi che accomunano la vicenda di Cospito a quella dei palestinesi detenuti e chiedono a chi è sceso in piazza nei giorni caldi della mobilitazione ProPal a tornare a farsi sentire per l'abolizione del 41 bis all'anarchico. Le bombe, prima di quella di Roma che ha ucciso gli anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, in realtà erano già scoppiate sulle linee ferroviarie nel centro e del nord, con l'obiettivo di bloccare le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Almeno tre attacchi che fortunatamente non hanno provocato vittime e incidenti gravi. Nelle rivendicazioni diffuse sui siti di riferimento si parlava per l'appunto di «rompere il ghiaccio», un attacco concreto contro «lo "spettacolo" delle Olimpiadi» e «aziende come Leonardo, Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista». Il tam tam delle rivendicazioni si giova dell'amplificazione dell'internazionale anarchica, dai blog francesi a quelli greci mentre arrivano i messaggi per i compagni italiani. L'anarchico cileno Francisco Solar in una intervista dal carcere pubblicata da Informativo Anarquista pochi giorni fa si rivolge direttamente «ai prigionieri e alle prigioniere anarchici in Italia e in Grecia, sempre attivi» e lancia messaggi ai sovversivi «del progetto Nueva Subversión: i loro colpi sono la gioia dell'anarchico prigioniero». Quest'ultimo è un gruppo terrorista insurrezionalista cileno, fonte di reciproca di ispirazione con le Fai di Cospito e Beniamino. L'anarchico pescarese è diventato simbolo e leader di un movimento senza testa che nella sigla Federazione Anarchica Informale irride le lungaggini teoriche e inconcludenti della Federazione Anarchica Italiana (l'acronimo è lo stesso...) e rilancia l'antico principio della «propaganda del fatto»: bombe e proiettili sono meglio delle parole.