Responsabilità civile dei giudici: in cinque anni quindici condanne

Nell'ultimo quinquennio, su 872 cause e 375 sentenze emesse, soltanto 15 condanne per responsabilità civile dei magistrati. Sono questi i numeri della legge, che secondo l'Anm avrebbe penalizzato, e non poco, la categoria dei giudici. Ancora più eclatante il dato degli ultimi dodici mesi: su 61 sentenze soltanto 3 condanne. Ecco perché, secondo Enrico Costa, il deputato che, attraverso un post X, ha portato alla ribalta il caso, nel 2015 non ci sarebbe stata alcuna «legge contro le toghe», come invece sosteneva il sindacato di categoria. Si tratterebbe, al contrario, delle classiche «difese corporative» di chi, ogni volta che si prova a cambiare lo status quo, grida allo scandalo. L'accusa, dunque, verso i membri dell'associazione di categoria che, in queste ore, non perdono occasione per criticare il cambiamento voluto dal ministro Nordio. «Oggi – sottolinea – fanno esattamente come allora. Strillano all'intimidazione, lanciano slogan terrorizzanti, solo ed esclusivamente per continuare a non rispondere degli errori». Non c'è giorno che non c'è una nota del solito presidente Parodi in cui viene criticata la tanto discussa separazione delle carriere. Nell'ultima presentazione del suo libro, aveva spiegato come «un pm non specializzato è debole nella lotta a un certo tipo di criminalità». Il dibattito sul prossimo referendum, d'altronde, è centrale nell'agenda setting. Stasera il Guardasigilli, a Porta a Porta, su Rai 1, si confronterà col presidente del Comitato per il No Giovanni Bachelet. Le associazioni per il Sì, invece, scenderanno in piazza dal 2 all'8 marzo. Il luogo prescelto per la loro “maratona oratoria”, dovrebbe essere la centralissima Piazza Cavour. Si attende soltanto l'autorizzazione.  «Questa iniziativa – spiega Francesco Petrelli, presidente dell'Unione delle Camere Penali - nasce dalla convinzione che oggi non basti più limitarsi a sventare le falsità del No, ma occorra, in modo più convinto e doveroso, svelare ai cittadini le ragioni del Sì e tornare finalmente al merito della riforma». Scoppia, intanto, la polemica per il caso Report. Secondo le organizzazioni favorevoli ai quesiti, nella puntata dell'8 febbraio, dalla trasmissione condotta da Ranucci non sarebbe stata rispettata la par condicio. A segnalarlo il gruppo Facebook del movimento guidato dal costituzionalista Nicolò Zanon, che rivela di aver inviato una segnalazione all'Agcom, dalla quale attende una risposta. Lo stesso esperto di diritto, in un video, spiega di aver invitato chi di dovere a effettuare «le dovute verifiche» per «accertare eventuali irregolarità» che, a suo parere, sono «palesi» e per cui bisognerebbe trarre le «dovute conseguenze di legge».