Il maranza fa l'ode del coltello e Cruciani esplode: "Reprimere!" | VIDEO

Nel pieno della polemica pubblica su sicurezza, legalità e modelli di comportamento giovanile, la trasmissione “Dritto e Rovescio”, condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4, ha ospitato un acceso confronto tra il giornalista e conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani e alcuni giovani ritratti in un servizio televisivo come esponenti della cosiddetta “culture maranza”. Al centro del dibattito, la pratica di esibire coltelli in pubblico accompagnata da coreografie e balli improvvisati: fenomeno che per alcuni sarebbe mera espressione culturale, per altri sintomo di un degrado diffuso. "Non c'è nessuno che rubi per mangiare!" Giuseppe Cruciani a #drittoerovescio sui maranza che girano coi coltelli pic.twitter.com/WxdjLMIUiW — Dritto e rovescio (@Drittorovescio_) February 12, 2026 Nel corso della puntata, Cruciani ha smontato con durezza la tesi che la detenzione e l'uso del coltello – spesso giustificati come atto provocatorio o “tradizione” – possano essere ricondotti a bisogni sociali come la fame o la disperazione economica. “Questa roba ridicola per cui si rapina perché ‘c'è bisogno', perché ‘non c'è lavoro' è una stupidaggine colossale. La stragrande maggioranza di questi atti non è motivata dalla sopravvivenza. Si cerca di ottenere più di uno stipendio, più di 1.000 euro, più di 1.200 euro al mese. Non per il necessario, ma per il superfluo”, ha scandito Cruciani, criticando con nettezza la retorica buonista che spesso accompagna certe narrazioni sociali. L'argomentazione di Cruciani ha toccato un nervo scoperto: la confusione tra performance culturali e comportamento criminale. “Se stessimo parlando di danze – ha detto – faremmo un altro tipo di trasmissione. Qui non stiamo discutendo di folklore, ma di portare in giro un'arma pericolosissima come se fosse un accessorio di moda”. Per il giornalista, il problema non è solo sociologico ma di ordine pubblico. “Non è una questione di rabbia repressa. Lo Stato non si occupa di sociologia quando si tratta di armi improprie. Lo Stato deve reprimere chi infrange la legge. Portare coltelli in giro non va bene, mai”. Il clima in studio si è fatto teso quando il conduttore de La Zanzara, su Radio 24, ha sfidato apertamente gli interlocutori a fornire un solo esempio reale di una rapina motivata unicamente da necessità primarie come il cibo. “Presentatemene uno – ha ripetuto con tono provocatorio – non c'è nessuno che ruba per mangiare”. Sul fronte opposto, alcuni giovani protagonisti del servizio hanno cercato di difendere la dimensione simbolica dell'atto, descrivendo la “danza” come espressione di identità, appartenenza e rivendicazione. Ma è stato proprio questo tentativo di giustificare l'uso pubblico di un'arma che Cruciani ha rigettato con fermezza: “Non è una questione di moda o di cultura di strada. È delinquenza mascherata da folklore”. La discussione, pur incandescente, restituisce un quadro chiaro delle due visioni contrapposte: da un lato, una interpretazione nichilista che minimizza il problema; dall'altro, una posizione tradizionalista che richiama al primato del diritto, dell'ordine e della sicurezza come presupposti irrinunciabili di una società civile. La puntata di “Dritto e Rovescio” conferma che il dibattito sulla sicurezza urbana e sulle subculture giovanili non può essere confinato nelle categorie del folklore o della marginalità culturale. Quando un coltello diventa accessorio, e non strumento pericoloso, la linea tra provocazione e criminalità si assottiglia pericolosamente.