Crescere, maturare, vincere. E poi continuare a farlo senza smettere di mettersi in discussione. Andrea Verona arriva ai FIM Awards 2025 con la naturalezza di chi considera il successo una tappa del percorso, non un punto d'arrivo. Dal primo Mondiale 125 conquistato nel 2017 a oggi, la sua carriera è stata un’evoluzione costante, costruita su obiettivi chiari, idee precise e una visione che non è mai cambiata: trasformare un sogno nato per divertimento in una realtà solida e duratura. Non era scontato, e Verona lo riconosce, ma il risultato è il frutto di un lavoro condiviso, perché l'Enduro resta uno sport individuale solo in apparenza. Dietro ogni vittoria c'è un sistema complesso fatto di persone, competenze e sinergie: allenatori, preparatori, fisioterapisti, team tecnici e un costruttore come Ktm, che lavora su motori, sospensioni e sviluppo continuo. Un binomio pilota-moto che si estende ben oltre la gara. E proprio parlando di competizione, Verona non individua un unico avversario di riferimento: l'EnduroGP è infatti una battaglia aperta tra più piloti, con equilibri che cambiano in base alle condizioni, ai terreni e alle giornate. È lì che nasce il miglioramento, osservando gli altri, imparando, colmando i propri limiti. Nel racconto emerge anche il passaggio delicato vissuto da Ktm, tra cambi di gestione e nuove prospettive industriali. Dal punto di vista del pilota, però, l'impatto è stato minimo: qualche ritardo, qualche difficoltà logistica, ma nessun cambio nella sostanza del lavoro. La continuità sportiva è rimasta, così come la convinzione che il motorsport resti un pilastro fondamentale per il marchio. Sul piano tecnico, Verona sottolinea quanto il fuoristrada sia cambiato più di quanto sembri. L'evoluzione è profonda e recente: elettronica sempre più influente, telai e sospensioni costantemente aggiornati, motori più efficaci. Nulla è rimasto fermo. Infine, uno sguardo lucido sul futuro dell'Enduro: lo spettacolo c'è, ma va raccontato meglio. Gare più compatte, prove speciali più accessibili, strumenti per rendere il pubblico parte attiva dell’evento. Perché avvicinare nuovi appassionati non significa snaturare la disciplina, ma imparare a mostrarla davvero.