Report, il grande pasticcio: indagato Bellavia, il consulente di Ranucci

Gian Gaetano Bellavia dice di non capire quale sia il reato per il quale è finito sotto indagine a Milano. Ed è strano per uno che ha rapporti con una ventina di procure italiane e collabora da anni con Report, trasmissione d’inchiesta di Rai3, condotta da Sigfrido Ranucci, il re dei segugi dell’informazione pubblica che sforna scoop ed esclusive da fare invidia a Woodword e Bernstein, ma non ha ancora scoperto alcuno scandalo Watergate, casomai le chat di Maria Rosaria Boccia. «Violazione della privacy? Detta così è molto vaga, non so cosa dire», ha risposto Bellavia ieri all’Agi che gli chiedeva un commento, «non è un reato, ci vuole un articolo del codice penale per capire qual è l’indagine. Trattamento illecito dei dati? Non è tecnicamente possibile». Strano che Bellavia non sappia. Forse dovrebbe farsi spiegare di che reato si tratta dagli amici del Fatto quotidiano, al quale Report spesso consegna le anticipazioni delle sue puntate. Al giornale di Travaglio, peraltro, il consulente di Ranucci il 3 gennaio ha rilasciato un’intervista che si è rivelata poi un boomerang perché oltre ad accusare la sua ex collaboratrice di studio, Valentina Varisco, di furto di dati sensibili dal proprio archivio, ometteva di rivelare l’esistenza di un documento di 36 pagine, ribattezzato “papello”, con i nomi di 104 vip tra politici, imprenditori, magistrati. «Se esiste, quel documento non proviene da me o dal nostro studio», è stata la prima dichiarazione di Bellavia. Salvo poi ammettere, una settimana dopo, che sì, quel “papello” fantasma, senza timbro eppure finito agli atti di una delle inchieste più delicate degli ultimi anni, era farina del suo sacco. «Si tratta di stralci assemblati di mail riservate all’avvocato Tizzoni», era stata l’imbarazzante giustificazione del 71enne commercialista. Peccato che Tizzoni abbia escluso di avere depositato quel testo. Si sono chiamati fuori anche la pm antimafia Silvia Bonardi, tirata in ballo dallo stesso Bellavia, e il procuratore aggiunto Pellicano. Ma perché quel dossier così delicato, contenente riferimenti a indagini in corso, è finito nel fascicolo della pm Paola Biondolillo, che ha firmato poi insieme al collega Eugenio Fusco e al procuratore di Milano Marcello Viola anche l’indagine a carico di Bellavia? Il primo ad accendere un faro su questo mistero degno di un thriller politico-giudiziario è stato l’avvocato Andrea Puccio, difensore della Varisco. «Non appena ci siamo avveduti della più che anomala presenza di tale documento agli atti del procedimento, ci siamo immediatamente attivati per chiedere delucidazioni al pubblico ministero», ha detto il legale. Tra i nomi del papello, del resto, ci sono personaggi del calibro di Berlusconi e D’Alema, John Elkann e Flavio Briatore, Matteo Renzi e La Russa, ma anche il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba, oltre a pm antimafia e mafiosi come Giuseppe Graviano. Nell’elenco figura pure il Ceo di Coima, Manfredi Catella, e soprattutto il commercialista Stefano Martinazzo, di Axerta, la società investigativa dove poi la Varisco (finita a processo per accesso abusivo a sistema informatico) ha lavorato. Un mese fa il Garante della Privacy ha avviato un’istruttoria su Bellavia, mentre Forza Italia, con il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, aveva presentato un’interrogazione ai ministri Carlo Nordio ed Adolfo Urso. Alcuni dei soggetti citati nel papello hanno sporto denuncia per diffamazione. Il sospetto, ancora non fugato, è che l’enorme massa di dati sensibili in possesso dello studio Bellavia e detenuti anche una volta che la consulenza era conclusa, potesse aprire un nuovo capitolo dell’oscuro verminaio del dossieraggio politico. Sarebbe interessante capire a che titolo «il dottor Bellavia deteneva, ben schedato tra i tanti, anche un file relativo a Geronimo La Russa che di sicuro non ha procedimenti giudiziari a suo carico», aveva chiesto il presidente del Senato Ignazio La Russa. Ora Ranucci controbatte dicendo che l’indagine per violazione della privacy scagiona il suo esperto e lo libera da ogni presunto movente legato allo spionaggio, insomma Bellavia è sotto inchiesta ma in fondo, per Sigfrido, è robetta e attacca i giornali del gruppo Angelucci e Gasparri, il quale a stretto giro ha replicato: «Ranucci è abituato a mischiare le carte e a dire fanfaluche. La verità è che il suo collaboratore è indagato e che i metodi di Report sono sotto indagine». Anche Luca Ricci, subentrato a Tizzoni nella difesa, minimizza le accuse a carico del suo cliente: «I pm vogliono sentirlo e ci auguriamo che ciò accada presto». Ma c’è un altro dettaglio che rende ancora più strana e inquietante questa storia. Nella scorsa puntata di Report, quella dell’8 febbraio, incentrata sulle centrali di dossieraggio, una parte avrebbe dovuto riguardare anche il caso Bellavia: era già pronta, l’inviato Giorgio Mottola aveva già intervistato i protagonisti e il servizio sarebbe stato apparecchiato in modo che il commercialista sarebbe risultato vittima del furto di milioni di files da parte della ex fedelissima, fuoriuscita dal suo studio con la chiavetta piena di materiale che aveva contribuito a confezionare. Chissà come mai, domenica scorsa su Rai3 di Bellavia non si è più parlato, solo di Equalize e altro. Poi, ieri, la notizia di Bellavia indagato a Milano.