Cei, il numero 2 benedice Magistratura Democratica

Il 28 gennaio monsignor Giuseppe Baturi, al termine del consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, assicurò che i vescovi sarebbero stati equidistanti nella partita del referendum e non avrebbero usato la loro influenza sui fedeli per spingerli verso una delle due parti. Lo stesso presidente della Cei Matteo Zuppi, spiegava Baturi, «non voleva dare indicazioni di voto, anche perché fa parte della nostra dottrina distinguere diversi livelli di intervento, in ordine ai diversi problemi di fede, morali». L’unico appello dei vertici delle diocesi sarebbe stato dunque quello a «non disertare». Un “chiarimento” diventato necessario dopo che l’arcivescovo di Bologna, nei giorni precedenti, aveva detto che «c’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare». Parole che era difficile non leggere come un invito a votare No, peraltro in linea con gli editoriali di Avvenire, il quotidiano della Cei. Due settimane dopo, la neutralità promessa è già evaporata: o Zuppi non ha autorità sui vescovi, o questi sono stati autorizzati a ignorare l’impegno e a schierarsi. Il risultato è che Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, sarà l’ospite d’onore, il “colpaccio” mediatico del XXV Congresso di Magistratura democratica, che si terrà a Roma il 13 e 14 marzo, dunque pochi giorni prima del voto, e avrà come tema la chiamata alle armi contro la riforma Nordio. Titolo del congresso: «Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro». Dopo l’intervento di Enrico Grosso, presidente onorario del comitato referendario dell’Anm, Savino salirà sul palco assieme a Silvia Albano, presidente di Md, e ad altri testimonial del No, per partecipare a una tavola rotonda orchestrata dal giornalista di Repubblica Massimo Giannini. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46323019]] Argomento della discussione: «L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo». L’ennesima puntata dello sceneggiato sull’Italia avviata verso la fine della democrazia, ma stavolta con un vescovo a trainare gli ascolti. Ruolo che Savino padroneggia, visto che negli ultimi anni ha preso posizione contro il governo sull’autonomia differenziata, sui referendum abrogativi dello scorso giugno, sulle politiche per l’immigrazione e la sicurezza: in pratica, l’intero programma di palazzo Chigi. Il presule pugliese non è un’eccezione. Più a nord, sulla sua stessa lunghezza d’onda, c’è l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli. Ha deciso di aiutare i suoi concittadini a capirne di più sulla riforma e il referendum, e per questo venerdì 20 febbraio ospiterà un incontro pubblico nella parrocchia di San Francesco, in piazza Savonarola. Il titolo è all’insegna dell’imparzialità: «Il referendum sulla Magistratura. Genesi, contenuti, esiti costituzionali e istituzionali». Gli ospiti, purtroppo, no: a introdurre la “lezione” sarà il costituzionalista Massimo Car li e a svolgerla provvederà Ugo De Siervo, ex presidente della Consulta. Entrambi figurano nel consiglio scientifico del “Comitato del No Società civile”, promosso da Anpi, Cgil e altre associazioni di sinistra: Carli è il trentesimo della lista, De Siervo il numero uno. Provvederanno loro a dare indicazioni di voto, l’arcivescovo potrà continuare a dirsi equidistante. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46328505]]