Il tema del caro energia e delle accise torna a infiammare il dibattito politico ed economico italiano. Nel corso della trasmissione "In altre parole" su La7, l'economista ed ex ministra Elsa Fornero è intervenuta sul recente taglio temporaneo delle accise sui carburanti disposto dal governo Meloni, offrendo una lettura critica che intreccia vincoli europei, sostenibilità dei conti pubblici e scenari internazionali legati al prezzo del petrolio. Secondo Fornero, la scelta dell'esecutivo risponde più a logiche contingenti che a una strategia economica strutturale. "Intanto però è un intervento politico, quindi bisogna anche parlarne da questo punto di vista, perché è chiaramente questo il motivo per cui la misura è in vigore per venti giorni". Una durata estremamente limitata che, nelle parole dell'economista, riflette anche le cautele imposte dal quadro europeo e dalla necessità di evitare squilibri di bilancio. Non a caso Fornero richiama esplicitamente il perimetro comunitario entro cui si muove l'Italia: "Perché l'Europa consente questo tipo di interventi purché siano temporanei, purché siano anche dettati da condizioni di necessità". Sul piano dell'efficacia, però, l'ex ministra solleva dubbi sulla natura indiscriminata del provvedimento. "Non è selettivo perché può avvalersene chi guida una Porsche o una Ferrari, così come una persona che magari ha una vecchia macchina su cui la benzina incide in maniera importante". Una critica che tocca un punto sensibile del dibattito: la difficoltà di calibrare misure generalizzate in un contesto economico in cui i redditi delle famiglie sono profondamente eterogenei. Fornero sottolinea inoltre che il problema energetico non si esaurisce nel prezzo alla pompa, ma si riflette sull'intero sistema produttivo: "Il carburante in senso lato serve per tutto e quindi i suoi effetti di un aumento si diramano in tutta l'economia". Il punto più delicato resta però quello sociale. L'aumento dei costi, avverte l'economista, colpisce soprattutto le fasce più deboli: "Gli aumenti che preoccupano di più sono quelli che toccano le famiglie con i bilanci più ristretti". Una considerazione che apre al tema, centrale per qualsiasi governo, dell'equilibrio tra sostegno immediato e responsabilità fiscale di medio periodo. Sul fronte internazionale, Fornero ridimensiona alcuni allarmismi legati a possibili choc logistici come la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma al tempo stesso mette in guardia su scenari più ampi e insidiosi: "Non credo che una crisi vera possa originare da una chiusura più o meno prolungata dello stretto di Ormuz", ma soprattutto: "L'emergenza vera può derivare dal fatto che i Paesi produttori usino il prezzo del petrolio come arma". Un richiamo che riporta alla memoria le grandi crisi energetiche del passato, in particolare quella del 1973. "Quella fu una crisi economica vera, le domeniche a piedi, la chiusura delle fabbriche entro certi orari, la chiusura delle scuole". Uno scenario che, secondo Fornero, resta possibile solo in caso di una forte escalation geopolitica, ma che oggi non appare ancora lo sfondo più probabile. Infine, il tema degli extraprofitti energetici, tornato più volte al centro del dibattito politico italiano. Fornero si dice favorevole a una tassazione, ma con criteri rigorosi e non demagogici. "Secondo me sì, bisogna farlo bene, non bisogna farlo come slogan", precisando la necessità di una struttura fiscale coerente e progressiva. "Se un anno ci sono dei profitti più elevati si passa magari a un'aliquota marginale ben più alta".