IL TEMPO
Quello anarchico è un movimento multiforme che non ha capi ma eroi e martiri. Il simbolo oggi è Alfredo Cospito, al cui fianco la galassia anarchica ha ingaggiato una nuova guerra allo Stato. Non ci sono comandanti né ordini, ma «gruppi di affinità» che operano sotto l'egida della Federazione Anarchica Informale. Lo stesso Cospito ha dettato dal carcere il manifesto del nuovo anarco-insurrezionalismo pubblicato tra il 2018 e il 2020 dalla rivista «Vetriolo», a cui era legata Sara Ardizzone, morta per la bomba del Parco degli Acquedotti insieme ad Alessandro Mercogliano, anche lui compagno del pescarese. Ecco alcuni passaggi delle pagine febbrili che teorizzano la lotta armata e il terrorismo come detonatore per la rivoluzione e che fanno da propellente al ritorno della violenza anarchica da Torino ai sabotaggi olimpici, fino ai nuovi progetti di attentati. «È nell'azione che l'anarchico/a si realizza, nei singoli gesti di distruzione», e «solo scontrandosi armi in pugno con il sistema possiamo costruire l'azione». Azioni che come «un impercettibile virus» iniettato da una piccola zanzara può «uccidere il possente elefante». «Il nodo che bisogna sbrogliare per diventare più incisivi e arrecare il maggior numero di danni a questo sistema iper-tecnologico che si regge su due stampelle, capitalismo e stati», è «quello di come "organizzarsi" senza tradire noi stessi». Cospito vede il nemico nella «megamacchina», lo Stato che si avvale del controllo della tecnologia. Come combatterlo? «Per molti/e anarchici/e esiste solo il "sabotaggio" e l'azione distruttiva», ma anche «i tanto denigrati "pacchi bomba"» fanno parte della «"tradizione" anarchica», senza contare che «nell'armamentario dei luddisti vi era anche l'omicidio». «Forse il "sabotaggio" è più sovversivo, più pericoloso per il sistema che l'eliminazione fisica di un padrone?». E ancora: «Il terrorismo è una pratica che gli/le anarchici/e hanno sempre utilizzato», e «per quanto possa essere discutibile sul piano "morale" non ha mai isolato nessuno». «Il terrorismo dal basso verso l'alto ha tutte le giustificazioni del mondo». È «assurdo pensare che la lotta di classe sia finita», è tempo di un «ritorno a forme primordiali, selvagge (quindi più pure) di confitto di classe». Per gli anarchici è una guerra ineludibile da combattere con il mezzo della «violenza insurrezionale. Bisogna iniziare subito, adesso a praticarla, ognuno secondo l'intensità necessaria per la propria progettualità». «Bisogna dimostrare con l'azione che il re è nudo, che il padrone può e deve sanguinare». «Se il nostro discorso vuole farsi "sovversione sociale" è necessario tornare ad essere "riconoscibili" e "credibili"». Come? Con le «azioni rivendicate, con o senza acronimi», o «anonime» ma «immediatamente riconoscibili». È la cosiddetta «propaganda del fatto». «Chi si riempie la bocca di "guerra sociale" deve necessariamente prenderne atto e prepararsi alla guerra», arringa Cospito, «è arrivato il momento di far rinascere "l'anarchia vendicatrice", di tornare a far paura», «di alzare il livello dello scontro» con «l'irruenza rabbiosa dell'iniziativa individuale». Il «disordine ce lo portiamo dentro. Per noi non dovrebbe essere un'amara medicina» ma «un dolce miele», «in questo piacere c'è la morte del "martire", del "sacrificio"». Tra i bersagli di Cospito «il sistema "tecno-industriale"» da colpire «fosse un unico organismo vivente». Accusa «l'anarchismo "classico"» di respingere la violenza, «attentati dinamitardi, incendi, pacchi bomba, gambizzazioni, espropri», solo per «paura». La «credibilità» oggi il mondo anarchico la può ottenere «con azioni che non si porranno alcun limite perché avranno un solo obiettivo», «colpire duramente gli sfruttatori vendicando gli sfruttati». In sintesi: «L'azione distruttiva, l'azione armata, la messa in discussione del monopolio statale della violenza. Non si può che partire da questo per capovolgere, rivoluzionare il mondo». Cospito profetizza la nascita di una «internazionale nera» che «sorgerà, come per magia, dalle ceneri delle tante sconfitte che come anarchici/e abbiamo subito nella storia, e quel giorno verrà alla luce un ossimoro, un'organizzazione senza organizzazione, e sarà meraviglioso...». Così parlò Alfredo a un popolo mai come ora disposto ad agire in suo nome.
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