Il Foglio
Dicono di non volerla “tirare per la giacchetta” (sul cui bavero avrebbe sicuramente una spilla a forma di anguria). Ché, del resto, Francesca Albanese è tuttora relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati. “E questo resta il suo principale impegno”. Eppure, nelle file della sinistra italiana, Avs, M5s ma anche nel Pd, hanno festeggiato con grande sollievo la scelta del dipartimento del Tesoro americano che ha deciso di escludere Albanese dalla lista delle persone sottoposte a sanzioni. Una decisione che segue il pronunciamento di un tribunale statale americano che aveva già deliberato a favore della relatrice delle Nazioni Unite. Mentre al contempo, sempre ieri, Parigi ha detto no alla cittadinanza onoraria nei suoi confronti . “Quelle sanzioni erano uno scandalo. Ed è una vergogna che in tutto questo tempo il governo non abbia detto niente”, sottolinea al Foglio Arturo Scotto, deputato del Pd, autore di un libro-diario di bordo dalla Flotilla. “Francesca Albanese fa uno splendido e importantissimo lavoro. Sono felicissimo che le indegne sanzioni, contro cui il nostro governo non ha nemmeno balbettato qualcosa e sarebbe bene che lo facesse visto che è una nostra cittadina italiana, siano state sospese. È una figura importantissima in questo momento per raccontare quello che accade in Palestina e in Cisgiordania”, ribatte Nicola Fratoianni da Avs. Ma anche dal M5s c’è grande vicinanza. “ Il nostro supporto rispetto al suo lavoro, che ha fatto vedere tutto l’orrore di quel che succede a Gaza, è massimo. Mi auguro che finalmente colei che ha rappresentato una luce, in mezzo a una delle pagine più buie dell’occidente, riceva il rispetto che merita ”, dice la deputata dei Cinque stelle Stefania Ascari, membro dell’intergruppo parlamentare per la pace tra Palestina e Israele. Qui abbiamo raccontato in tempi non sospetti dell’interlocuzione costante tra Albanese e alcune forze politiche. E con l’invito alla festa di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni in prima fila ad ascoltarla al Monk di Roma, lo scorso settembre, era stata formalizzata una dinamica già in atto da tempo: il corteggiamento della relatrice in previsione di una possibile candidatura. Tutti discorsi a cui i diretti interessati, per adesso, appongono l’etichetta di “prematuro”. Ma che con la svolta di adesso, che permette ad Albanese di non avere limitazioni nei viaggi e non solo, ritorna di attualità. Anche da un partito che in teoria è meno propenso a prenderla in considerazione, come il Pd, dicono che “con lei il confronto è continuo”, ancora per dirla con Scotto. Soprattutto, l’intenzione delle forze del campo largo è quella di reinvitarla in Parlamento quanto prima per farle presentare l’ultimo rapporto, quello sulle “torture sistemiche sui palestinesi da parte di Israele” che Albanese ha reso pubblico al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite. “ Se vorrà, per noi le porte del Parlamento per lei saranno sempre spalancate. Anzi, mi auguro possa venire quante più volte possibile”, dice ancora al Foglio Ascari. Rendendo manifesto un desiderio anche dei colleghi di Avs e Pd presenti all’interno dell’integruppo. E infatti un nuovo invito sarà formulato “molto presto”, riferiscono . Fatto sta che il “fattore Albanese” nelle ultime settimane, ha preso a interessare anche il futuribile soggetto politico guidato da Alessandro Di Battista. E dentro l’associazione “Schierarsi”, sebbene si minimizzi per ora la possibilità di correre alle elezioni politiche, nessuno nega il rapporto personale tra l’ex deputato e la relatrice O nu: “ Sono molto amici e si stimano ”. Tutti scenari e ipotesi su cui s’interroga la stessa maggioranza di centrodestra, con la premier Giorgia Meloni e i ministri (ieri persino Salvini) che hanno preso ad avere un atteggiamento più critico nei confronti del governo israeliano, soprattutto Ben-Gvir, per la gestione della nuova spedizione della Flotilla (il deputato M5s Dario Carotenuto, che era a bordo, ha raccontato di aver subito “percosse e violenze” da parte degli ufficiali israeliani). Con il campo largo che è tornato a chiedere (l’ha fatto Giuseppe Conte) di “stracciare l’accordo militare con Israele”. Insomma a Palazzo Chigi sono consci che a un anno (forse) dalle elezioni la troppa vicinanza alle politiche di Netanyahu la si potrebbe pagare. Se poi ci fosse addirittura Albanese a farlo pesare, in un’ipotetica campagna elettorale, sarebbe la tempesta perfetta. Che a sinistra (almeno in quella più radicale) sperano di poter cavalcare. Passando, chissà, dalle semplici ospitate a un seggio vero e proprio.
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