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30 anni fa esatti, in quel di Roma all'interno dello Stadio Olimpico, la Juventus si laureava per la seconda volta nella sua storia Campione d'Europa. Nella finalissima della Champions League 1996 i bianconeri batterono l'Ajax ai rigori dopo che i tempi regolamentari si chiusero sul risultato di 1-1 e decisive furono le parate di Angelo Peruzzi sui tiri dagli 11 metri di Davids e Silooy. Nei tempi regolamentari, tuttavia, a dare alla Juventus il primo boost della gara, , con il goal del momentaneo 1-0, fu Fabrizio Ravanelli che intervistato da Cronache ha ripercorso quella magica annata. I VIAGGI IN PULLMAN CON LA JUVE "I viaggi in pullman? C'era un clima diverso, era un pullman con tanta musica, inizialmente con le canzoni di Jovanotti nel 1994/1995 quando abbiamo vinto lo Scudetto. Dopo quell'anno, in cui abbiamo vinto il doblete Scudetto e Coppa Italia, e perso la finale di Coppa Uefa col Parma, siamo andati a festeggiare a casa di Vialli e in questa festa fu invitato Eros Ramazzotti, grande juventino e grande amico. Lui ci venne a trovare anche ad un trofeo Berlusconi e si accorse nel tunnel di accesso allo stadio che noi ascoltavamo Jovanotti e ci rimase un po' male e da lì a poco ci ha fatto arrivare a tutti noi le sue cassette. E da lì abbiamo iniziato ad ascoltare lui. Ci ha portato tanta fortuna, eravamo in contatto quotidianamente, ci veniva a trovare, era un amico di tutti noi". LA MAGLIA BLU E GIALLA ICONICA "Ho ancora la maglia originale e ne ho soltanto una. Erano due maglie, ne avevamo due. La prima maglia la sostituivamo all'intervallo perché era asciutta e pulita. Mi sono tenuto quella con cui ho fatto goal nel primo tempo, quella del secondo tempo l'ho scambiata in campo con Bogarde. Quella del goal l'ho messa subito in borsa (ride ndr.)". COS'È LA JUVENTUS "Quando ho capito cos'era la Juventus? L'ho capito il primo giorno in cui sono arrivato. Ho capito tantissime cose e mi è bastato poco. Il primo giorno di allenamento ho cercato di arrivare 45 minuti prima per mostrare una sorta di professionalità, far vedere come sapevo comportarmi. Sono arrivato al campo e ho visto tutte le macchine parcheggiate e tutti erano già in palestra. Mancava un'ora all'inizio dell'allenamento e ho capito la cultura del lavoro che c'era. Arrivare un'ora prima e trovare gente come Baggio, Vialli e tutti gli altri già in palestra ti faceva capire il posto dove eri arrivato". LIPPI, E IL GRUPPO PIÙ DI BAGGIO "I cambiamenti del 1994/1995? Si è partiti subito con la consapevolezza che la Juventus era cambiata in tutti i sensi, non solo nell'allenatore e nella dirigenza, ma anche nella mentalità. Noi nei due anni precedenti abbiamo vinto la Coppa Uefa con il Pallone d'Oro di Roberto Baggio. Fino ad allora la Juve si riconosceva in un unico giocatore, Baggio, che era il più forte d'Italia. Nella stagione '94/'95 abbiamo capito tutto subito dal primo giorno di allenamento a Chatillon. Lippi ci ha radunato a centrocampo, era l'estate dopo i Mondiali 1994 e Baggio avrebbe vinto il secondo Pallone d'Oro se non avesse sbagliato il rigore a Pasadena. Lippi ci mandò un segnale, Baggio era il più forte al mondo e lui ci ha detto che la Juventus non poteva più dipendere da Roberto Baggio, ma dal gruppo. Da lì è cambiata la metodologia di allenamento, ha stravolto tutto" "MAI FATICATO COSÌ TANTO" "Come funzionava? Ripetute di addominali, lavori sulla forza con pressa e bilancere talmente forti che facevi fatica ad uscire la sera. Alle 7.30 del mattino si andava in palestra a fare le super compensazioni con Ventrone e poi dopo quell'ora di lavoro si faceva allenamento. Dalle 8.30 in poi corsa in campo e in palestra e poi si tornava in albergo per mangiare e fare stretching perché si faceva fatica a camminare. Poi pomeriggio si faceva lavoro con la palla. La sera finito di mangiare si faceva nel corridoio dell'hotel di nuovo stretching. Io non ho mai faticato in vita mia per una preparazione come in quell'anno". FERRARA "Avevamo iniziato con uno schema diverso. Siamo passati dal 4-4-2 con Baggio e Vialli, ma abbiamo avuto delle difficoltà, a Foggia abbiamo preso una rumba incredibile, e da allora abbiamo cambiato. Era il primo anno con i 3 punti e Lippi fu intuitivo nel capire che fra pareggio e vittoria cambiava molto di più. Con quella preparazione abbiamo capito che quando le altre calavano noi venivamo fuori. Quell'anno arrivò Ferrara e fu molto importante perché aveva già lavorato con Lippi e Ventrone e ci fece capire quando era il caso di sdrammatizzare. Lui creò il motto: "Ricordatevi quello che ci hanno fatto all'andata" poi lo diceva anche nelle gare di andata (ride ndr.)" DESCHAMPS E GLI ALTRI ACQUISTI "Era un gran giocatore, importantissimo perché era davvero cattivo dentro al campo. Non aveva una tecnica sopraffina perché sbagliava tanti appoggi, non me ne voglia. Però era un vincente nato, si faceva sentire, recuperava palla. Poi noi avevamo Conte, Di Livio, Tacchinardi, Marocchi che è stato uno dei più sottovalutati perché sapeva verticalizzare al momento giusto. Arrivò anche Jugovic che aveva una gran tecnica, non sapevi mai se calciava di destro o di sinistro". RITIRO 1996 "Si ritornava in Champions League dopo 9 anni? Noi abbiamo subito capito che la Coppa Campioni era il nostro obiettivo. Sapevamo quello che avevamo sofferto, sapevamo quello che era stato il nostro tragitto. Non dico che abbiamo sottovalutato il campionato, ma il nostro obiettivo era fare la storia in Champions League. La Juventus aveva vinto una sola Champions, l'avvocato Agnelli, Moggi, Giraudo e Bettega ci tenevano tantissimo e noi sapevamo di dover fare qualcosa di grande. Avevamo fatto una grande Coppa Uefa e sapevamo che il filo fra quella finale e la Champions era sottile. Avevamo perso Baggio, ma eravamo in crescita ed eravamo pronti a tutto. Ho un brivido nel raccontarti quella unione. È come fra marito e moglie il marito parte per lavoro, ma il rapporto rimane quello. Nessuno potrà scalfirla, nessuno potrà togliere quel rispetto". L'ESULTANZA "Nella partita contro il Napoli 94/95 non stavamo giocando una grande partita. Lippi ci disse: "oggi non è una grande giornata, ma la porteremo a casa se stiamo calmi. Siamo pieni di campioni e uno dei nostri campioni ci farà vincere". A fine gara Alex mi dà una palla sontuosa d'esterno, io la controllo e calcio sotto l'incrocio battendo Taglialatela. Lì mi è venuto il flash di quanto detto dall'allenatore e sono corso verso di lui, ma non so perché ho avuto questo flash di mettermi la maglia sopra la testa. E da lì in poi, per i goal successivi, ho sempre esultato così". CHIEDEVAMO ALLENAMENTI SUPPLEMENTARI "La gara col Dortmund ci dice già che siamo squadra e che la squadra sta crescendo sotto tanti punti di vista come interscambiabilità e non solo. La nostra era una squadra con grande dinamismo, era difficile affrontarla. A me capitava, e ho avuto la fortuna di fare tanti goal, di non vedere l'ora di arrivare al campo per migliorarsi. Tutto il gruppo chiedeva al mister e al preparatore atletico di fare allenamenti specifici e supplementari a livello tecnico. Noi eravamo entrati in un trend dove anche tu personalmente non eri soddisfatto. La ricerca della perfezione iniziava dalla società, da Moggi, Giraudo, Bettega fino all'ultimo dei giocatori". DEL PIERO "La cosa che ha fatto fare la differenza ad Alex era il ragazzo che era, molto disponibile, molto umile e con un grandissimo talento. Ha le spalle larghe, si è caricato di responsabilità, non ha mai avuto paura. Era stratosferico perché pur non avendo un fisico da un metro e novanta aveva un forza fisica incredibile e un cambio di passo incredibile. Poi a livello tecnico era fuori dalla norma. Lui e Baggio i più forti con cui ho giocato. Del Piero credo sia stato incredibile, lui manca sotto tutti i punti di vista. Un personaggio come lui è importante a livello di marketing, istituzionale, a livello tecnico e quando deve andare a parlare alla squadra dato che è rispettabilissimo, parla bene l'inglese e ha la possibilità di prendere un giocatore da parte e fargli capire cos'è la Juventus. C'è Chiellini, ma lui con Del Piero formerebbero un binomio vincente per far ripartire la Juventus". MOGGI VS DEL PIERO Lui in tre anni non ha sbagliato niente. Comportamento ineccepibile. Solo una volta Moggi lo rimproverò per aver fatto una mezza dichiarazione a Repubblica tornato da militare. È l'unica volta che ho visto il direttore radunare tutti e rimproverarlo dicendogli "Del Piero ti rimando a militare" (imitando la voce di Moggi ndr.) LA SFIDA AL REAL MADRID "Fu veramente dura, era una squadra che provocava tantissimo, soprattutto Luis Enrique. Era uno che ti provocava, e in quella partita gliel'avevo promesso. Gli dissi "alla prossima partita ti spacco in due", aveva fatto il furbo, era uno che non ti regalava niente, se poteva farti male ti faceva male, lasciava lì la gamba. Fu molto difficile. Sono stati giorni non facile, avevamo fatto una partita amichevole e avevamo perso contro una squadra dilettante o di Serie C. Avevamo perso all'andata perché sentivamo troppo la partita. Ci stavamo caricando di responsabilità, o perlomeno mettendo benzina per questa partita. Il mister aveva una fiducia illimitata nei confronti della squadra e in certe situazioni ci ha lasciato liberissimi. Il fatto di Vialli che portò la telecamerina nel ritiro e nel pre-partita era un segnale di fiducia. Lui l'ha fatto dando un segnalo di tranquillità, per stemperare, quell'impresa ci ha fatto capire che potevamo vincerla". VIALLI E L'ANEDDOTO DELLE SCARPE "È stato tutto per me. Oltre ad essere stato un grande giocatore è stato anche un grande uomo. Non mi vergogno di dire che in qualche frangente sono stato il suo tappetino. È stato il mio riferimento, cercavo di emularlo. Sono cresciuto con la mentalità di emularlo. Giocarci insieme, divertirci, uscire, fargli d'autista quando aveva rotto il piede, è stato qualcosa di unico. Lui è stato un esempio per tutto, per come relazionarsi con amici e famigliari, con conoscenti, lui era un visionario sempre pronto ad aiutare. Nel mondo di oggi fai fatica a non trovare un giocatore che non abbia un ego smisurato, lui era umile e non ti faceva mai pesare il suo status. Un aneddoto? Lui mi ha regalato le scarpe quando giocavo a Perugia, avevo 17 anni e lui venne a giocare con la Nazionale. Chiesi alla squadra di poter entrare negli spogliatoi del Curi e lo comprai. Gli chiesi delle sue Asics che mi piacevano e gli chiesi: "sono italiane o giapponesi che non le trovo?" Lui mi rispose che erano giapponesi, ma si alzò e andò a prenderne un paio nella borsa e me le regalò. Le custodisco ancora, non le ho mai usate". IL LEGAME CON LA CHAMPIONS DELL'HEYSEL Il gap fra Juventus e Nantes in semifinale era abissale. Pre-Finale siamo andati l'ultima settimane alla Borghesiana a Roma. Era un ritiro solo per trovare tranquillità e curare i dettagli della partita. Dovevamo capire come giocava l'Ajax e noi giocavamo a specchio. Sentivamo il legame con quella vinta all'Heysel, del resto lo aveva detto anche l'Avvocato che quella lì era una coppa un po' macchiata e sapevamo che chissà quando ci sarebbe ricapitato di giocare una finale. AVREMMO BATTUTO ANCHE L'IMPERO ROMANO "Il gruppo aveva capito che dovevamo vincere a tutti i costi, ma dico che quella squadra lì avrebbe battuto anche l'Impero Romano. L'avversario in quella finale lo avrebbe ucciso sportivamente. Eravamo pronti a saltargli addosso, strappargli il cuore. Quella partita lì io sono convinto che eravamo pronti a sbranare l'avversario, lo vedi negli occhi se rivedi quelle immagini. Avevamo Peruzzi, Torricelli, Ferrara e Wierchovod che era un animale, a centrocampo avevamo tre giocatori fortissimi e davanti eravamo io Del Piero e Vialli. Onestamente è stata la Juve più forte di sempre.
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