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Dal Cdm arriva un altro prestito ponte di cento milioni per l'ex Ilva | Collector
Dal Cdm arriva un altro prestito ponte di cento milioni per l'ex Ilva
Il Foglio

Dal Cdm arriva un altro prestito ponte di cento milioni per l'ex Ilva

Nel Consiglio dei ministri un altro prestito ponte di 100 milioni per Ilva . L’ultimo da 149 milioni era stato erogato ad aprile. Da un paio di mesi il dossier Ilva non è più nelle mani del Ministro Urso, ma di Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni. La premier (che pur avrebbe voluto destituire il ministro) per evitare una crisi di governo a un anno dalle elezioni ha preferito esautorarlo del dossier più importante. Con tre anni di ritardo. Ilva ormai è un colosso in crisi senza possibilità di ripresa. L’aveva fino al 2023, ma il ministro per cacciare “i pirati indiani” non consentì a Invitalia di salire al 60 per cento con l’aumento di capitale di 680 milioni previsto da contratto, mandando la società in amministrazione straordinaria. Da allora il governo Meloni dalle casse pubbliche ha versato: 420 milioni di prestito ponte nel 2024, 480 milioni nel 2025, 390 milioni nel 2026, 480 milioni tra continuità e bonifiche nel 2025, 220 milioni di garanzia Sace e 200 milioni l’anno di cassa integrazione straordinaria. Quasi due miliardi e mezzo per tenerla in amministrazione straordinaria facendole perdere 50 milioni al mese, anziché i 680 che sarebbero serviti per prenderne il controllo e rilanciarla. Il più grande suicidio industriale della storia d’Italia, da parte di un governo la cui premier nelle linea di mandato aveva detto “faremo di ilva il più grande siderurgico green d’Europa”. E mentre Urso urbi et orbi continuava a dire di averla salvata dai pirati indiani, Ilva nelle mani dei commissari straordinari perdeva giorno dopo giorno impianti, lavoratori, soldi, e speranze di ripresa. Per questo poi ha provato subito a rimetterla in vendita, con una gara che da due anni non può ancora concludersi. Aveva promesso alla Commissione europea, nella richiesta dell’ultimo prestito ponte, che l’avrebbe venduta entro aprile. Siamo a maggio e, aldilà delle ancora vittoriose dichiarazioni del ministro, non si vedono closing né acquirenti seri all’orizzonte. Ora però il dossier è nelle mani di Giorgia Meloni: è possibile sapere cosa vuole fare la premier italiana del più grande siderurgico della nazione?

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