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La gogna spiegata con Minetti? Grazia, Graciela e grazie al Fatto | Collector
La gogna spiegata con Minetti? Grazia, Graciela e grazie al Fatto

La gogna spiegata con Minetti? Grazia, Graciela e grazie al Fatto

Al direttore - Tra maggio e luglio la Asl Toscana Sudest, nella persona del suo direttore generale, invita i dipendenti alla visione di “Gaza: doctor under attack” di Karim Shah. Previste trentasei proiezioni in altrettanti luoghi dell’azienda, una mobilitazione più unica che rara. Chiedo: bisogna plaudire la sensibilità geopolitica della Asl o polemizzare per la totale mancanza di laicità dietro a questa iniziativa? Citofonare Bbc. Saluti Guido Decenti Al direttore - Nella battaglia di Fontenoy l’11 maggio 1745, durante la guerra delle successioni, i francesi si rivolsero agli inglesi invitandoli a sparare per primi. Secondo la comunità internazionale, l’Idf – per essere politicamente corretto – dovrebbe rivolgere questo invito a tutti i suoi nemici. Se si difende diventa immediatamente un aggressore. Giuliano Cazzola Al direttore - Sto seguendo con interesse la saga Fatto quotidiano vs Nicole Minetti. Ho letto pochi istanti fa il documento della famosa Graciela Mabel De Los Santos Torres, la “massaggiatrice” di Villa Cipriani. Secondo il Fatto quotidiano, sarebbe stata testimone di festini con escort nella villa dell’imprenditore e della compagna Nicole Minetti. Di fronte al notaio ha rilasciato la seguente dichiarazione. Istruttiva. “Per quanto riguarda la copertura mediatica: sono stata intervistata su queste questioni da vari media locali e internazionali. Non essendo abituata all’esposizione pubblica o a rilasciare dichiarazioni davanti a telecamere o registratori, credo che alcune delle mie dichiarazioni siano state estrapolate dal contesto, e si è arrivati addirittura a divulgare pubblicamente il mio nome senza la mia autorizzazione. L’uso non autorizzato del mio nome mi ha causato enormi danni alla mia vita professionale e alla mia privacy. Questo danno deriva dalla pubblicazione del mio nome completo su un organo di stampa italiano, nonostante avessi espressamente e chiaramente dichiarato, in seguito alla loro richiesta, di non aver autorizzato la pubblicazione o l’uso del mio nome. Hanno inoltre travisato alcune mie dichiarazioni”. Game, set, match? Luca Rivolta Può anche darsi che la suddetta signora abbia detto al Fatto l’opposto di quello che ha poi chiesto al notaio di mettere nero su bianco. Può anche essere che ci abbia ripensato. Ma il punto mi sembra più semplice. Come è stato possibile trasformare dichiarazioni tutte da verificare in uno strumento attraverso il quale provare a indebolire una Procura generale della Repubblica, gli uffici del ministero della Giustizia, il Tribunale per i minorenni di Venezia, la presidenza della Repubblica? Come è possibile che in così tanti siano cascati nel tranello e abbiano considerato un sospetto tutto da verificare una verità acquisita? La disputa Fatto quotidiano vs Nicole Minetti è l’essenza stessa del processo mediatico: trasformare accuse tutte da accertare in sentenze definitive, disumanizzare l’oggetto delle accuse per rendere la destinataria delle accuse più vulnerabile, creare una narrazione allusiva facendo leva sulla predisposizione naturale del nostro paese ad assecondare la cultura del sospetto. Doveva essere, la storia della grazia a Minetti, uno strumento per indebolire chi combatte il circo mediatico-giudiziario. Alla fine, la storia della grazia a Minetti è diventata tutto l’opposto: una lente di ingrandimento enorme con cui osservare da vicino le oscenità del processo mediatico. Se fosse una serie tv, avremmo già un titolo: “Grazia, Graciela e grazie al Fatto”.

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