Il Foglio
La persecuzione trentennale contro Berlusconi e Dell’Utri sulle stragi mafiose non è affatto finita. Archiviata l’ennesima indagine aperta dai pm fiorentini, l’accusa è rientrata dalla finestra, grazie a un’abile iniziativa proprio della procura di Firenze. Dallo scorso maggio, infatti, a Firenze sta andando in scena un processo a carico di Salvatore Baiardo , già condannato per favoreggiamento ai boss Giuseppe e Filippo Graviano. I pm sono riusciti a far rientrare nel processo le accuse rivolte a Berlusconi e Dell’Utri di essere i mandanti delle stragi e a dedicare a queste ampio spazio. La vicenda trae spunto proprio dall’indagine sui mandanti esterni delle stragi. Durante le indagini, il giornalista Massimo Giletti ha riferito ai pm fiorentini di aver incontrato nel 2022 Baiardo (più volte ospite alla trasmissione di Giletti “Non è l’Arena”, su La7), che gli avrebbe mostrato una fotografia risalente ai primi anni Novanta ritraente Silvio Berlusconi insieme al boss Giuseppe Graviano e all’ex generale Francesco Delfino. Chiamato dai magistrati, Baiardo ha negato tale circostanza e per questo è stato accusato di calunnia con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra . In altre parole, per i pm fiorentini Baiardo ha negato di aver mostrato la foto a Giletti per screditare l’ipotesi accusatoria, portata avanti dalla stessa procura di Firenze, secondo cui Berlusconi sarebbe legato alla stagione delle stragi di Cosa nostra del 1993 e 1994 come mandante esterno. Lo scorso luglio, così, i pm fiorentini hanno stralciato dal filone principale la parte relativa all’accusa di calunnia contro Baiardo, che è stato rinviato a giudizio a dicembre. Come è emerso nei giorni scorsi, a gennaio il gip di Firenze ha archiviato il procedimento principale aperto dalla procura in cui Berlusconi e Dell’Utri erano accusati di essere i mandanti occulti delle stragi. Una parte delle accuse, però, è rimasta in piedi grazie al processo contro Baiardo, che è cominciato il 6 maggio. I pm fiorentini non si sono fatti sfuggire l’occasione e alle prime udienze hanno chiamato a testimoniare il luogotenente Dario Carbone della Direzione investigativa antimafia di Firenze, il quale per ore ha riferito in tribunale tutte le presunte risultanze raccolte che dimostrerebbero che Berlusconi e Dell’Utri sono i mandanti delle stragi mafiose. Carbone ha infatti riportato le parole scambiate da Giuseppe Graviano in carcere col camorrista Umberto Adinolfi nel 2016 e 2017, in cui il primo sosteneva di aver incontrato e cenato più volte con Silvio Berlusconi in un appartamento a Milano 3 durante il periodo della sua latitanza nel 1993. Il luogotenente Carbone ha anche riportato quanto riferito da Graviano nel processo “’ndrangheta stragista”, in cui il boss di Brancaccio ha raccontato che suo nonno avrebbe investito e consegnato negli anni Settanta ingenti somme di denaro a Berlusconi per conto di imprenditori palermitani attivi nel nord Italia. Non solo, Carbone ha anche sostenuto che Graviano e Silvio Berlusconi si sarebbero incontrati in Sardegna durante le vacanze estive del 1993 e in quelle occasioni “si sarebbero praticamente siglati gli accordi per l’ascesa in politica di Silvio Berlusconi”. Il “patto” sarebbe consistito nella realizzazione delle stragi mafiose da parte di Cosa nostra per dare il colpo finale alla Seconda repubblica e favorire l’ascesa di Forza Italia , in cambio di leggi meno dure nel contrasto alla mafia. In un’altra corposa udienza del processo a Graviano, Carbone ha testimoniato sulle donazioni effettuate nel corso degli anni da Berlusconi a favore di Dell’Utri. Queste, nell’ottica degli inquirenti, sarebbero servite al Cav. per garantirsi il silenzio del suo storico amico proprio sulle stragi. Anche Giletti ha testimoniato al processo, dichiarando però di aver riconosciuto, nella foto mostratagli da Baiardo, Berlusconi e Delfino, ma non Graviano. Non è noto se a maggio la procura di Firenze fosse già al corrente dell’archiviazione (avvenuta a gennaio) del fascicolo principale. Se così fosse, risulterebbe a dir poco discutibile la decisione dei pm fiorentini di non comunicare ai legali di Baiardo l’archiviazione dell’indagine e di dedicare ampio spazio del processo a carico di Baiardo proprio alle accuse contro Berlusconi e Dell’Utri sulle stragi mafiose , nel frattempo demolite dal gip. Una cosa è certa: la persecuzione contro il defunto ex leader di Forza Italia e il suo storico collaboratore continua.
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