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Droni, sconfinamenti, jamming. Il cielo grigio sopra l’Europa

Droni, sconfinamenti, jamming. Il cielo grigio sopra l’Europa

La provocazione russa nei cieli d’Europa non somiglia più a una scena da guerra fredda: un caccia che sfiora il confine, un radar che si accende, una protesta diplomatica. La provocazione del 2026 è più ambigua e insidiosa. Ha spesso la forma di un drone, di una rotta sbagliata, di un segnale Gps disturbato, di un oggetto volante che nessuno sa classificare subito: russo, ucraino, deviato, intenzionale o accidentale. Ed è proprio questa ambiguità il messaggio. La Russia di Putin sta trasformando il cielo europeo in una zona grigia, dove non c’è guerra diretta con la Nato ma non c’è più nemmeno piena pace. Il primo fronte è la Romania. Dall’inizio dell’anno Bucarest ha registrato una crescita degli incidenti legati ai droni russi: violazioni dello spazio aereo, ritrovamenti di frammenti e numerose missioni di Air Policing attivate in relazione agli attacchi russi contro l’Ucraina vicini al confine romeno. Il dato più inquietante è che questi episodi sono il sottoprodotto diretto della guerra combattuta a pochi chilometri dal territorio Nato. Il salto di qualità simbolico è arrivato a Galați, il 29 maggio. Un drone russo, tracciato dai radar romeni, si è schiantato sul tetto di un edificio residenziale provocando un incendio e ferendo due persone. Non un campo o una zona disabitata, ma un palazzo. Mosca ha dimostrato che la guerra può toccare la vita civile di un paese Nato senza superare automaticamente la soglia della guerra aperta. Il secondo fronte è quello baltico. A marzo droni provenienti dallo spazio aereo russo hanno raggiunto Estonia e Lettonia. Uno ha colpito la centrale elettrica di Auvere, vicino a Narva, senza provocare danni rilevanti; un altro è precipitato in Lettonia. A maggio la sequenza si è intensificata. In Lituania sono stati trovati esplosivi vicino ai resti di un presunto drone militare ucraino. In Estonia un F-16 impegnato nella missione Nato ha abbattuto un drone ritenuto ucraino, entrato però dalla Russia. Il punto politico resta lo stesso: senza la guerra voluta dal Cremlino, questi episodi non esisterebbero. La Lettonia è diventata uno dei simboli di questa pressione costante. Le autorità hanno più volte segnalato intrusioni nello spazio aereo e fatto decollare i caccia Nato. Ieri un drone entrato dalla Russia è stato abbattuto sopra l’area di Rēzekne, mentre venivano diramate allerte aeree nelle regioni orientali del paese. C’è poi il fronte ancora più ambiguo della guerra elettronica. Nel Mar Nero un drone navale ucraino ha perso il controllo ed è esploso nel porto romeno di Costanza. Secondo le autorità, l’incidente è stato causato dalle attività russe di jamming e spoofing, cioè dal disturbo dei sistemi di navigazione. Anche quando il mezzo coinvolto non è russo, la strategia resta la stessa: rendere i cieli e le acque di frontiera un ambiente imprevedibile. La Moldova, pur non essendo nella Nato, completa il quadro. Droni e frammenti sono più volte caduti vicino agli insediamenti civili e il governo di Chisinau discute ormai apertamente di capacità di intercettazione. La lezione è semplice. Putin non sta solo attaccando l’Ucraina. Sta misurando la temperatura politica dell’Europa. La Russia non ha bisogno di dichiarare guerra alla Nato per metterla sotto pressione. Le basta costruire una normalità dell’allarme. Testo realizzato con AI

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