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Cattani (Farmindustria): "Le competenze sono fondamentali per l'innovazione" | Collector
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Cattani (Farmindustria): "Le competenze sono fondamentali per l'innovazione"

Roma, 9 giu. (Adnkronos Salute) - “Le competenze sono fondamentali. L'industria farmaceutica ha un obiettivo molto semplice e chiaro: ricercare, sviluppare e produrre nuovi farmaci, nuovi vaccini per curare meglio patologie esistenti o curarne di nuove. E per fare questo le competenze sono la base essenziale”. Così Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, intervenendo oggi in diretta streaming al talk, ‘L'industria farmaceutica scommette sulle competenze', secondo appuntamento del ciclo di incontri ‘Equilibri e prospettive del sistema salute', promosso da Adnkronos con il contributo non condizionante di Farmindustria. La farmaceutica è la “prima industry su scala mondiale e ha un ruolo rilevante in Italia nel fare innovazione. Questa - spiega Cattani - si misura in maniera molto concreta con i brevetti. La crescita del trend brevettuale oggi è guidata in Italia dall'industria farmaceutica, al pari della crescita della produzione industriale e dell'export. Questa filiera è così performante - osserva - perché ha saputo creare un modello di competenze vincente nel corso degli anni e soprattutto da Nord a Sud della nostra nazione. Oggi è visto come un modello di riferimento anche oltre l'Italia, se pensiamo ad esempio al Piano Mattei, e ad altri distretti che guardano a questa dimensione unica che ha l'Italia”. Questa realtà “viene poi declinata non solo nell'industria farmaceutica più tradizionale o più nota, con le case madri multinazionali o le imprese italiane - illustra Cattani - ma anche in tutto quel comparto che rappresenta una forza propulsiva, costituito dalle Cdmo, cioè i terzisti, coloro che producono ma fanno anche ricerca per quelle aziende più grandi e note al grande pubblico. Tutto questo non potrebbe avvenire e non avverrà se noi non saremo bravi a mantenere questa dinamica estremamente positiva di formazione, assunzione e retention di talenti lungo tutto l'asse della filiera del valore dell'industria farmaceutica, dalla ricerca alla produzione industriale. Se pensiamo a quei modelli di competenze trasversali che oggi sono sempre più centrali per chi fa innovazione grazie ai dati e agli algoritmi - conclude - appare evidente quanto il tema delle competenze sia destinato a essere sempre più strategico per il futuro del settore”. “Abbiamo un problema critico: se guardiamo ai laureati, ne perdiamo molti. L'anno scorso, circa centomila sono andati all'estero. Questo è positivo, se rappresenta una scelta individuale e un'opportunità di crescita, ma è negativo rispetto alle esigenze del mercato interno e al gap di competenze che si viene a creare. È vero che un domani quel laureato potrebbe tornare in Italia e generare un valore aggiunto ancora maggiore. Tuttavia, nell'immediato, il problema esiste. Per noi il gap è enorme e pesa ogni anno quasi 2 miliardi di euro dal punto di vista economico”. “Il nostro sistema educativo e formativo deve tenere conto delle esigenze del mercato e delle dinamiche globali alle quali siamo esposti - afferma Cattani - Trattenere i giovani oggi è più complicato se non vengono offerte prospettive concrete e tangibili, come quelle che la formazione tecnica, universitaria e specialistica può garantire attraverso un settore oggi cruciale per l'economia del Paese. Abbiamo sottoscritto con il ministero dell'Università e della Ricerca e con la Crui”, la Conferenza dei rettori delle università italiane, “un protocollo d'intesa per definire oggi le competenze che ci serviranno domani. Credo che questo rappresenti un segnale di attenzione importante e anche un approccio intelligente: definire insieme ciò su cui dobbiamo lavorare per costruire il futuro. Si tratta di un vero cambiamento di paradigma e questa è la strada giusta - rimarca - Noi cerchiamo di accompagnare questi percorsi, che riguardano la formazione tecnica, universitaria e specialistica, anche attraverso il nostro contratto collettivo”. L'obiettivo “è fare in modo che i nostri collaboratori considerino la formazione come un percorso continuo lungo tutta la carriera lavorativa - aggiunge il presidente di Farmindustria - per essere pronti non solo alle esigenze del mercato di oggi, ma anche a quelle di domani e del dopodomani”. “Il talento non ha una caratteristica di genere: circa l'80% delle nostre aziende hanno una certificazione di parità di genere. Addirittura, in diverse aziende farmaceutiche esiste un salary gap positivo a favore del gender femminile. L'obiettivo è trattenere i talenti a prescindere dal genere, puntando sul merito e sulle competenze. Questo oggi è ancora più centrale in un contesto in cui è difficile attrarre talenti, perché molti vanno all'estero alla ricerca di condizioni migliori. È quindi fondamentale adottare policy e strategie che rappresentino il gold standard a livello cross-industriale, ad esempio nel bilanciamento tra vita lavorativa e vita personale, soprattutto per sostenere e stimolare la genitorialità. Questo è un pilastro fondamentale, complementare alla formazione intesa in senso continuo”. “Se vogliamo essere attrattivi nel futuro, un futuro destinato a cambiare sempre più velocemente - rimarca Cattani - non sono solo le imprese a dover essere rapide, perché per loro natura lo sono già, ma anche le istituzioni di qualsiasi governo devono essere in grado di prendere decisioni più veloci e di orientare le risorse in modo strategico, laddove si genera il più alto valore aggiunto. Per questo chiediamo di continuare ad avere una visione chiara del settore che oggi esprime il più alto valore aggiunto e la più alta produttività industriale. Dobbiamo continuare lungo tutto l'arco dello spettro formativo - dall'istruzione primaria e secondaria fino alla formazione tecnica, universitaria e specialistica - lavorando con un forte allineamento di obiettivi, velocità e intenzionalità. L'obiettivo - chiarisce - è colmare un gap che rischia di diventare il principale freno allo sviluppo, insieme ad alcuni elementi di policy legati al mercato interno della salute, che influenzano comunque attrattività e potenzialità del sistema. Il rischio è che il gap formativo diventi un collo di bottiglia insormontabile se non si interviene con decisione. Serve - conlcude - un'azione congiunta, con la stessa intensità e velocità da parte di tutti gli attori coinvolti”.

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