Quotidiano Libero
Sconfitto, sì, ma a testa alta. Così si dice nello sport, legge di vita che in molti altri settori andrebbe applicata in egual misura. Flavio Cobolli ha lottato fino al quinto set contro Zverev nella sua prima finale Slam della carriera. Non ce l’ha fatta, ma ha dato grande prova di resilienza, pur non riuscendo a spezzare la maledizione che a Parigi dura da cinquant’anni, da quando trionfò al Roland Garros la leggenda Adriano Panatta . Ed è stato proprio Panatta il primo a rammaricarsi di non aver potuto premiare Cobolli con la Coppa dei Moschettieri. Nel consueto appuntamento de La telefonata con Paolo Bertolucci , Panatta ha raccontato i retroscena della finale persa dall’azzurro dopo cinque set combattutissimi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48076898]] Un match che, a un certo punto, sembrava destinato a prendere la strada dell’Italia. "Io ero convinto che alla fine del quarto set avrebbe vinto il quinto. Per me non poteva più perderla", ha spiegato l’ex campione, sottolineando come anche Zverev fosse alle prese con problemi fisici al ginocchio negli ultimi giochi della partita. A colpire Panatta è stata soprattutto la straordinaria mobilità del tennista romano. "Io non ho mai visto nessuno correre come Cobolli in vita mia. Davvero, una rapidità impressionante. Di giocatori ne avrò visti tantissimi, anche più forti, ma uno così veloce e capace di muoversi in quella maniera non l’avevo mai visto". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48074211]] Un elogio pesante, pronunciato da chi di campioni ne ha incrociati parecchi. Ma il vero retroscena emerge durante la premiazione. È lì che Cobolli confida a Panatta ciò che gli è accaduto nel momento decisivo del match: "Ho avuto un principio di crampi al polpaccio , poi sono andato negli spogliatoi e il problema si è esteso anche al quadricipite . A quel punto non riuscivo più a giocare". Una rivelazione che spiega il crollo nel quinto set . E poi c’è il siparietto con Zverev. Bertolucci vuole sapere cosa abbia sussurrato all'orecchio del nuovo re di Parigi. La risposta strappa un sorriso: "Gli ho sussurrato: Welcome to the club ". Il club esclusivo dei vincitori del Roland Garros, dove Panatta continua a essere un socio d’onore.
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