Quotidiano Libero
Nell’Italia che negli anni Ottanta rideva dei “tamarri” di Diego Abatantuono in “Eccezzziunale... veramente” o dei vacanzieri coatissimi di Gerry Calà in “Vacanze di Natale”, il bullo da spiaggia era una macchietta da cinepanettone: catena d’oro, stereo a tutto volume, spacconeria e poco altro. Oggi quella caricatura è diventata qualcosa di molto diverso. Più feroce, più imprevedibile. I maranza- felpe nere, trap sparata dagli smartphone, coltelli in tasca e video sui social - sono ormai un’emergenza di ordine pubblico che attraversa l’Italia da Nord a Sud, al punto da spingere diverse questure a introdurre sorveglianze speciali, Daspo urbani e perfino divieti di utilizzo dei social network. Le ultime settimane hanno acceso l’allarme soprattutto nel Nord Italia. A Jesolo, nel cuore della movida estiva, si sono susseguite tre maxi risse in pochi giorni. Prima sulla spiaggia di piazza Brescia, poi in via Helenio Herrera e infine in piazza Mazzini, dove una decina di persone si è affrontata tra pugni e schiaffi davanti ai turisti. Le forze dell’ordine hanno identificato numerosi giovani provenienti dall’entroterra veneziano e dalla provincia di Treviso. Il prefetto Darco Pellos ha disposto controlli straordinari, rinforzi estivi e l’estensione delle “zone rosse”, mentre il questore valuta Daspo urbani e provvedimenti di allontanamento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48032606]] A Milano, nel quartiere Baggio, domenica pomeriggio un sedicenne ha prima lanciato un sasso contro un’auto della polizia locale e poi un coltello contro un agente, colpendolo alla gamba. Il ragazzo, arrestato per resistenza aggravata e lesioni, ha tentato di fuggire insieme a un gruppo di amici dopo l’aggressione. Un episodio che si inserisce in un clima di crescente tensione nel capoluogo lombardo, dove nei giorni scorsi il caso del giovane accoltellato alla stazione Certosa ha riacceso l’allarme sulle baby gang armate. Anche a Trieste il clima è diventato pesante. Nella notte tra sabato e domenica una decina di ragazzi si è affrontata in via del Lazzaretto Vecchio tra calci e pugni. Alcuni appartengono a gruppi di stranieri di seconda generazione già coinvolti in rapine e aggressioni. La Questura ha intensificato i pattugliamenti nelle aree della movida e avviato verifiche sui locali sospettati di vendere alcol ai minori. La stessa tensione si respira a Sesto Calende, Luino e Varese, dove le aree della movida e dei lungolaghi sono diventate osservate speciali. In piazza Repubblica e via Como, a Varese, pattugliamenti e ordinanze anti-degrado cercano di arginare un fenomeno che spaventa residenti e commercianti. A Bolzano la situazione ha convinto la Questura a usare il pugno duro. Dopo una violenta rissa nel centro storico, che ha richiesto l’intervento congiunto di polizia ed esercito, tre stranieri sono stati espulsi e sono state sequestrate armi bianche. Il tribunale ha disposto la sorveglianza speciale per soggetti ritenuti socialmente pericolosi, tra cui un ventiseienne fermato con un machete. A Torino, invece, un provvedimento destinato a fare scuola ha imposto ai capibanda dei maranza non solo l’obbligo di soggiorno, ma anche il divieto assoluto di utilizzare i social network, considerati la cassa di risonanza delle violenze. Ma il fenomeno non riguarda soltanto il Settentrione. In Puglia gli episodi si moltiplicano. A Corato un rider di origine africana è stato colpito alla testa con una bottiglia da un gruppo di minorenni. A Taranto il trentacinquenne Bakari Sako è stato ucciso all’alba da giovanissimi aggressori. A Foggia un diciassettenne è finito in ospedale con sedici punti di sutura dopo un pestaggio. A Bari, sulla Muraglia, un adolescente è stato aggredito senza motivo. Il procuratore minorile Rosario Plotino parla apertamente di una violenza «spropositata», alimentata da coltelli, alcol, droga ed emulazione. Dietro la parola maranza, nata nello slang milanese, si nasconde oggi una galassia di adolescenti che si aggrega e si scioglie rapidamente, spesso usando i social come vetrina per sfide, aggressioni e spedizioni punitive. Le questure hanno intensificato controlli nelle stazioni, nei centri storici e nelle zone della movida: l’obiettivo è fermare sul nascere il fenomeno. Nelle ultime risse finite nelle cronache ci sono adolescenti trai 9 e i 17 anni, italiani e minori stranieri non accompagnati, odi seconda generazione, spesso cresciuti ai margini. Il branco diventa una famiglia sostitutiva, tra piccoli furti, rapine, alcol e violenza. Altro che i tamarri da commedia degli anni Ottanta: i maranza di oggi non fanno sorridere più nessuno. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48058727]]
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