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Schlein e la black list: pronte le purghe nel Pd. Chi rischia alle elezioni del 2027
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Schlein e la black list: pronte le purghe nel Pd. Chi rischia alle elezioni del 2027

"Mettetevi comodi, il cambiamento non è un pranzo di gala". Era il maggio del 2023, quando la neo segretaria del Pd reagì d'impeto alle prime critiche interne al suo mandato: non mi fermerò. Nei tre anni successivi, nonostante la dichiarazione di guerra, le correnti si sono moltiplicate, i capibastone che voleva sradicare alla fine hanno avuto la meglio — Vincenzo De Luca e Vladimiro Crisafulli su tutti. Il "generale" del Nazareno si è concentrato sull'identità: farò tutto di testa mia, senza consultarmi con nessuno. Ad un anno, o poco più, dalle elezioni, Elly Schlein si rimette l'elmetto e chiama all'ultima battaglia: accompagnare al macero il vecchio partito e portare in Parlamento una pletora a propria immagine e somiglianza. Un progetto ambizioso: lasciare un segno indelebile del proprio passaggio, battezzare la Flottila e farla sbarcare tra Camera e Senato. Tradotto: le deroghe per chi avrà superato le tre legislature saranno concesse al lumicino. Non solo alla minoranza, ma anche, con un briciolo di riconoscenza in più, ai big che la sostennero alle primarie. È il progetto "tabula rasa", con una fedelissima, Marta Bonafoni, sguinzagliata dalle regionali in giro per l'Italia a fare casting. Il modello è già stato sperimentato in Toscana, quando all'ultimo momento fu imposto il nome di una giovanissima sconosciuta, Bintou Mia Diop, nominata vicepresidente della Regione. L'identikit che la coordinatrice della segreteria sta componendo risponde a requisiti chiave: giovane età, partecipazione attiva ai movimenti ProPal, nessuna esperienza precedente nel vecchio Pd. Sui 105 parlamentari in carica, più di un terzo ha bisogno di una deroga per essere ricandidato: sono 37. I fedelissimi poi si spingono a chiedere un repulisti maggiore: spulciamo i tabulati di ogni singolo deputato e senatore, e vediamo se i conti tornano. La minoranza è quella che teme di più: nella blacklist compaiono i nomi del senatore Alfredo Bazoli, di Simona Malpezzi, di Graziano Delrio, di Walter Verini e dei deputati Lia Quartapelle, Paola De Micheli, Lorenzo Guerini — che potrebbe spuntarla in quanto presidente del Copasir. Rischiano però anche molti nomi della maggioranza: Dario Parrini, Anna Rossomando, Francesco Verducci, Antonio Misiani, Beatrice Lorenzin a Palazzo Madama; Anna Ascani, Matteo Orfini, Roberto Morassut, Matteo Mauri a Montecitorio. D'altra parte anche i due capigruppo sono già oltre il limite, Francesco Boccia, eletto per la prima volta nel 2008, come la collega Chiara Braga. Poi c'è il capitolo dei veterani: in testa l'indipendente Pier Ferdinando Casini con 11 legislature, seguito da Piero Fassino con 7, Dario Franceschini con 5, Gianni Cuperlo con 4. Fatta eccezione per il senatore di Ferrara, gli altri si sentono tremare la terra sotto i piedi. Il clima, soprattutto dopo l'addio di Pina Picierno, è mefitico. Non tanto per la decisione che la vicepresidente del Parlamento europeo aveva in animo da settimane, ma per il trattamento ricevuto: un giubilo che ha attraversato i circoli dem, chat scatenate nel dileggio e commenti sferzanti dai vertici. Non ultimo quello della stessa segretaria, che ore dopo l'abbandono della dissidente ha ripetuto, glaciale: "Dispiace, ma la nostra linea è chiara". Di ora in ora si aggiorna la lista delle new entry: uno scranno sicuro per Igor Taruffi, Gaspare Righi, Marta Bonafoni. Spazio per la generazione Schlein: la segretaria dei giovani Virginia Libero, l'ex sardina Jasmine Cristallo, il consigliere regionale della Lombardia Paolo Romano. La Flottila è pronta a salpare: prossima fermata Montecitorio. Poi si salvi chi può.

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