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All'interno del documentario "Uno, nessuno, Manenti", che ripercorre la triste storia del fallimento del Parma , spicca sicuramente l'intervista a Giampietro Manenti . Questo il suo ricordo personale: - "Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con criterio e cercando di rispettare tutti, tant’è che anche la guardia di finanza non ha trovato nulla su quello che abbiamo elaborato nel mese che siamo stati lì. Anzi abbiamo aiutato a venire a capo di certe mancanze che c’erano. Io rifarei tutto quello che ho fatto nella vita. Penso di non aver fatto errori sulla storia di Parma. La cosa che mi ha dato noia è stata la mia permanenza di quindici giorni a San Vittore. Questa è la cosa più grave che ha fatto il sistema. Io non mi sento la vittima, ma è chiaro che in certi momenti va data la colpa a qualcuno: l’ultimo che arriva è quello che se la prende. Io non mi faccio prendere da quello che pensano gli altri: ho scelto il mio percorso e lo porto a termine". - "Con i tifosi del Parma non mi sono mai sentito in colpa, tant’è che tuttora qualcuno mi chiama. Perché in trenta giorni puoi cambiare poco e niente. Anche perché siamo arrivati a comprendere certe cose il trentesimo giorno. Nel momento in cui sono mancato io era tutta aria fritta, con carte e documenti che sparivano. Nella sede c’erano delle stanze con le doppie porte, per esempio non siamo riusciti a controllare bene la sala delle riunioni perché in quel giorno erano saltate le telecamere della sorveglianza e portarono via del documenti". "Io sono stato arrestato da solo, perché ne rispondevo per le attività fatte a Parma, Poi quando ho letto le condanne che pendevano, io di quelle persone non conoscevo nessuno".
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