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Le sette trappole digitali che ci rovinano la spesa | Collector
Le sette trappole digitali che ci rovinano la spesa
Quotidiano Libero

Le sette trappole digitali che ci rovinano la spesa

Fare la spesa è diventato un affare serio. Intanto perché la lettura e la decodifica delle etichette sono semplici soltanto in apparenza. Nella scelta di cosa mettere nel carrello, non sono di alcun aiuto i nuovi supporti digitali. Si tratti banalmente dei social media, dei motori di ricerca o delle piattaforme di intelligenza artificiale. Anzi, è vero il contrario. Insieme alle informazioni utili, la rete è piena di risposte sbagliate spacciate per certezze, recensioni gonfiate, bufale che corrono sui social, scoop di chi non sa di cosa parla, falsi allarmi costruiti per spaventarci, risultati di ricerca che premiano chi paga o chi è più bravo a farsi trovare. Sono trappole in cui è facile cadere, proprio quando si crede di fare la scelta più informata. Riconoscerle è già metà del lavoro per evitarle. Ecco le sette trappole più comuni, e alcuni consigli su come non farsi ingannare. 1) Non fidatevi ciecamente dell’intelligenza artificiale. Mai fidarsi di quel che potete scoprire con l’intelligenza artificiale. Intanto perché non è a prova di errore. E poi perché l’IA generativa è fatta per compiacervi. Vi fornisce le risposte che vi aspettate, anche se sono sbagliate. Esempio: chiedete a una intelligenza artificiale qual è il prodotto migliore sotto una certa cifra e vi risponde con sicurezza un prezzo o una marca. Ma quel prezzo può essere vecchio o quel prodotto addirittura fuori produzione. Come comportarsi: usate le risposte dell’intelligenza artificiale come punto di partenza, non come verdetto finale. Verificate prezzo e disponibilità sulle fonti originali. Ad esempio sui siti delle catene della Gdo. 2) Non prendete per buone le recensioni online. I voti a cinque stelle non sono tutti autentici. Esistono recensioni comprate, incentivate o gonfiate da profili gestiti dall’intelligenza artificiale, e recensioni negative pilotate contro i concorrenti. Esempio: prodotto sconosciuto con centinaia di recensioni entusiastiche, tutte ravvicinate nel tempo e prive di dettagli concreti. Come comportarsi: leggete soprattutto le recensioni medie (2-3 stelle) e quelle negative; controllate se sono “acquisti verificati”; diffidate dei picchi sospetti di giudizi tutti positivi. 3) Sui social media prevalgono le bufale. Insieme a contenuti attendibili, sui social viaggia una marea di fake news, spesso travestite da consigli sulla salute e sull’alimentazione. Esempio: il post virale che invita a «eliminare per sempre i 5 veleni bianchi», zucchero, farina, sale, latte e riso, con tono allarmistico e li accusa di essere dannosi solo perché chiari e raffinati.. Come comportarsi: diffidate dei toni assoluti e catastrofici («mai più», «veleno», «ti uccide»); verificate sempre su fonti affidabili prima di cambiare le abitudini d'acquisto. 4) Non prendete per oro colato ciò che dicono gli influencer. Alcuni sono davvero esperti delle materie che trattano, ma molti — la maggioranI 5 veleni bianchi da evitare (sale, zucchero, farina, riso, latte) Nessuno cibo è un veleno: conta l’eccesso, non l’alimento za — cercano visualizzazioni e sanno poco o nulla di ciò che pretendono di spiegare. I contenuti sulla spesa al supermercato sono pieni di errori, ingenuità e bufale clamorose. Esempio: una influencer munita di occhiali smart con telecamera integrata gira tra i banchi a caccia di scoop e annuncia come una rivelazione che i prodotti Igp sono fatti anche con materie prime non italiane — come la Pasta di Gragnano Igp, che in etichetta può riportare la semola di origine «Ue e non Ue». È una non-scoperta: gli alimenti Igp, a differenza dei cibi Dop, possono impiegare materie prime importate, perché il marchio tutela il luogo e il metodo di produzione, non l’origine. L'ingenuità non è il dato, ma l'averlo presentato come un inganno. Come comportarsi: verificate sempre le affermazioni su fonti ufficiali e diffidate del tono da scandalo svelato. 5) Non lasciate che sia una app a dirvi cosa acquistare. Sempre più app e piattaforme promettono di dirvi, con un voto o un colore, se un prodotto è «buono» o «cattivo». Comodo, ma fuorviante e si rischia di scartare cibi sani e di premiarne altri solo perché promossi dall’algoritmo. Esempio: il Nutri-Score, l’etichetta a lettere e colori (dalla A verde alla E rossa) adottata da alcuni Paesi europei. Per anni l'olio extravergine d'oliva — pilastro della dieta mediterranea — ha ricevuto una valutazione scarsa a causa dell'alto contenuto di grassi, salvo migliorare dopo una revisione dell’algoritmo. Lo stesso meccanismo ha acceso un dibattito sul fatto che possa penalizzare prodotti di alta qualità e premiare prodotti industriali a scarso valore dietetico. Come comportarsi: usate questi strumenti come spunto, non come verdetto. Leggete etichetta e ingredienti, valutate il prodotto nel contesto delle quantità e della dieta che seguite e ricordate che nessun alimento è "buono" o "cattivo" in assoluto. 6) Non fidatevi delle catene e dei falsi allarmi alimentari. Ogni tanto su WhatsApp, su Telegram e sui social rimbalzano messaggi che invitano a non comprare un prodotto o a boicottare una marca, travestiti da allarmi urgenti. Quasi sempre sono catene del tutto infondate, costruite per fare leva sulla paura e moltiplicare le condivisioni. Esempio: di recente è circolato un allarme secondo cui polli e galline ovaiole verrebbero vaccinati con un vaccino a mRNA che, attraverso carni e uova, finirebbe nel nostro organismo. È falso. In Italia è partita una vaccinazione sperimentale contro l'influenza aviaria in cinque allevamenti tra le province di Verona e Mantova, ma non sono previsti vaccini a mRNA: si usano un vaccino basato sull'herpesvirus del tacchino, una tecnologia veterinaria in uso fin dagli anni Novanta e innocua per l'uomo e un vaccino inattivato. Lo stesso Ministero della Salute conferma che carne e uova non contengono vaccini o loro parti. Come comportarsi: prima di condividere un allarme o di cambiare ciò che mettete nel carrello, verificate su fonti ufficiali come ministeri o enti sanitari. Diffidate dei messaggi che puntano sulla paura, evocano "tecnologie spaventose" e invitano a boicottare un marchio specifico. 7) Non fermatevi mai al primo risultato della ricerca. Quando cercate qualcosa sul web preparatevi: l'ordine in cui un motore di ricerca mostra i risultati dipende da algoritmi (parole chiave, link, ottimizzazione Seo, popolarità, pubblicità), non dall’attendibilità o dalla verità di ciò che leggete. Una pagina può essere prima perché è ben ottimizzata o perché qualcuno ha pagato. Esempio: cercate «qual è lo yogurt più sano» e in cima trovate annuncia pagamento (segnalati come "sponsorizzati") e articoli ottimizzati per i motori, magari di chi quei prodotti li vende o li sponsorizza. Come comportarsi: non fermatevi al primo link; distinguete i risultati "sponsorizzati" da quelli organici; guardate qual è la fonte (un ente pubblico, una testata, un sito commerciale?); confrontate più fonti e scendete oltre i primi posti.

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