IL TEMPO
La Corte di Cassazione, nell'aprile 2026, ha annullato con rinvio l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Mohammad Hannoun (e di altri indagati), rinviando gli atti a una diversa sezione del Tribunale del Riesame di Genova. Le motivazioni depositate a fine maggio hanno evidenziato criticità su alcune fonti indiziarie, in particolare su documenti di provenienza israeliana e su elementi definiti generici o basati solo su fonti aperte, chiedendo una rivisitazione complessiva dell'impianto probatorio. Hannoun resta comunque in carcere in attesa della nuova decisione del riesame. Tuttavia, gli atti dell'«Operazione Domino» del Tribunale di Genova contengono prove concrete acquisite direttamente in Italia che riguardano anche Ramy Saleh Ismail Abdu (noto come Ramy Abdu), fondatore e presidente dell'Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (Euro-Med) con sede a Ginevra. Gli elementi concreti su Abdu come snodo turco sono supportati da prove documentali italiane e da un quadro di legami con Hamas consolidato da anni, facilmente riscontrabile sia attraverso fonti aperte sia attraverso attività d'indagine. L'inchiesta, scattata il 27 dicembre 2025, ha portato a nove arresti e al sequestro di circa 8 milioni di euro, colpendo una rete accusata di convogliare fondi verso l'organizzazione terroristica palestinese Hamas attraverso coperture caritative, secondo l'accusa, in particolare l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) di Genova, guidata proprio da Hannoun, e poi attraverso Euro-Med di Abdu. I collegamenti tra Hannoun e Abdu sono chiari e documentati negli atti italiani. Gli investigatori hanno dedicato una sezione specifica ai «rapporti con la Turchia», indicando Abdu e suo fratello Saleh Mohammed Ismail Abdu (“Abu Khaled”), residenti a Istanbul, come snodo operativo per i flussi finanziari verso Gaza e la Cisgiordania. Abdu è descritto esplicitamente come «esperto del ramo finanze» e fondatore di Euro-Med nel server dell'ABSPP recuperato dagli investigatori. Un file intitolato «Contabilita RA ABDOU» è attribuito direttamente ai flussi verso Ramy Abdu. Nel periodo gennaio-agosto 2024 il documento registra entrate per circa 1.172.945 dollari e uscite per 1.222.637 dollari. Altri registri (“Contabilita Milano”) documentano trasferimenti per centinaia di migliaia di euro e oltre 2 milioni di dollari verso Osama Alisawi, già Ministro dei Trasporti nel governo di Hamas a Gaza. Saleh Abdu avrebbe ricevuto almeno 462.700 euro e facilitato i movimenti bancari. Le intercettazioni menzionano ripetutamente il «fratello di Ramy Abdu», definito «gazawi», come contatto costante di Hannoun. Questi elementi finanziari si inseriscono nel quadro complessivo della rete, in cui emerge il profilo di Abdu e dei suoi legami chiari e di lunga data con Hamas, documentati da fonti ufficiali e pubbliche, ma anche rivendicati dallo stesso. Israele ha inserito la sua Euro-Med già nel 2013 nell'elenco delle principali «associazioni illecite» e degli operativi Hamas in Europa (elenco Ministero della Giustizia). Nel 2015 ha designato l'entità svizzera collegata «Euromid Observer for Human Rights» come associazione non autorizzata. Nel 2020 il ministro della Difesa Benny Gantz ha emesso un ordine di sequestro amministrativo per il suo ruolo in IPalestine/IPNGO, organizzazione ritenuta operativa per Hamas. Nel maggio 2026 è arrivato il divieto d'ingresso in Israele per Abdu e per decine di attivisti di Euro-Med. Nel giugno 2022 ha partecipato a una conferenza stampa a Gaza insieme alla Turkish IHH, anch'essa inserita nella blacklist di Israele. Sul piano personale, Abdu è stato fotografato con leader di Hamas come Ismail Haniyeh (2011) e ha partecipato a eventi e workshop organizzati direttamente dal Ministero degli Esteri di Hamas e dal suo Dipartimento per gli Affari dei Rifugiati. Insieme a questo articolo pubblichiamo diverse fotografie che, con le relative didascalie, mostrerebbero Ramy Abdu in compagnia di esponenti di Hamas o di persone a esso collegate. Basti pensare che persino suo cognato, Muhammad al-Jammasi, è stato membro dell'Ufficio Politico di Hamas e capo delle emergenze, dopo aver lavorato per 15 anni come ingegnere dell'Unrwa (l'agenzia ONU per i rifugiati); è stato ucciso l'anno scorso in un raid israeliano. Questi collegamenti contestualizzano il ruolo emerso nell'inchiesta genovese, collegando la rete italiana, partita da ABSPP/Hannoun, a un network europeo di Hamas più ampio, con Abdu come figura di raccordo tra Italia, Turchia e Gaza. Nel maggio 2026, pochi giorni dopo il divieto israeliano e in coincidenza con la diffusione del suo nome negli atti di Genova, Abdu ha annunciato «misure eccezionali» per Euro-Med, inclusa la sospensione delle attività. Non ne avrebbe avuto motivo se tutto fosse stato lecito e trasparente. L'«Operazione Domino» fornisce dunque prove documentali dirette (file sul server genovese, intercettazioni e dati sequestrati) che, pur nel quadro di un procedimento ancora in corso dopo la pronuncia della Cassazione, delineano collegamenti concreti tra Abdu, i flussi finanziari e Hamas. Le fonti non sono solo quelle israeliane, ma sono talvolta fonti aperte e, in altri casi, frutto dell'ottima attività d'indagine degli inquirenti italiani. Il rapporto tra Hannoun e Abdu, i loro scambi, anche economici, sono ampiamente documentati. Così come le loro affermazioni e posizioni ideologiche sono affini. Hannoun sì è definito «simpatizzante» di Hamas, mentre Abdu parla delle sue attività come «legittima resistenza». Ovviamente restiamo garantisti fino alla fine, ma è difficile credere che chiunque volesse soltanto finanziare attività umanitarie a Gaza, avrebbe mai inviato denaro ad Abdu sapendo dei suoi legami pubblici con i terroristi. Quei fondi raccolti in Italia sono probabilmente giunti nelle mani di Hamas, passando per la Turchia, dove Hamas non è un'organizzazione classificata come terroristica ed è anzi protetta dal regime che la esalta pubblicamente. Questi denari pertanto potrebbero aver contribuito ad attività terroristiche e a crimini contro gazawi e israeliani. L'auspicio è che la magistratura possa completare le indagini e chiudere definitivamente il cerchio attraverso tutte le prove di dominio pubblico e quelle ancora non note, affinché nulla di simile si possa ripetere nel nostro Paese.
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